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Idrogeno naturale in Cina, scoperta un’emissione pura al 98%

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L’idrogeno naturale scovato nel bacino del Sichuan, in Cina, ha fatto registrare livelli di purezza che raramente si vedono in natura, con concentrazioni comprese tra il 97,33% e il 98,24%. Il ritrovamento riguarda un’emissione di gas individuata a sud di Chengdu, e la cifra da sola basta a spiegare perché la notizia stia circolando parecchio tra chi si occupa di energia. Parliamo di idrogeno che non viene prodotto in un impianto, ma che semplicemente esce dal sottosuolo.

La differenza rispetto a quello che conosciamo è sostanziale. Oggi la gran parte dell’idrogeno utilizzato nell’industria e nei progetti legati alla transizione energetica viene fabbricata, cioè ottenuta consumando altra energia oppure partendo dal gas naturale. In entrambi i casi c’è un costo, energetico ed economico, che pesa sul bilancio finale. L’idea di estrarlo direttamente dalle rocce, quasi come si fa con il metano, ribalta il ragionamento alla radice.

Perché il bacino del Sichuan interessa così tanto

La Cina, quanto a risorse naturali, parte già da una posizione di vantaggio, e questa scoperta non fa che rafforzarla. Il bacino del Sichuan è una delle aree geologicamente più studiate del paese, e un’emissione con quelle percentuali di idrogeno rappresenta un dato fuori dall’ordinario. Per capirsi, nella maggior parte dei casi documentati altrove l’idrogeno si trova mescolato ad altri gas, spesso in quantità molto più diluite. Qui invece si tocca quasi il 98%.

Il punto è che la purezza racconta solo una parte della storia. Un gas quasi puro che affiora in superficie indica che qualcosa, sotto, lo sta producendo, ma non dice nulla su quanto ce ne sia e su quanto a lungo continuerà a esserci. È la differenza tra una traccia interessante e un giacimento vero e proprio, e le due cose non coincidono affatto.

Dalla scoperta allo sfruttamento c’è di mezzo parecchio

Prima di parlare di risorsa energetica servono risposte a domande molto concrete. Quanto idrogeno naturale è presente nel sottosuolo dell’area. A quale profondità si trova. Con quale velocità viene generato, perché a differenza degli idrocarburi fossili l’idrogeno geologico può rigenerarsi in tempi molto più rapidi, e questo cambia completamente il modo in cui si valuta un campo. E soprattutto se estrarlo abbia senso dal punto di vista dei costi, perché una risorsa che c’è ma non conviene tirare fuori resta un dato scientifico e basta.

Il tema economico è quello che decide tutto. Perforare, contenere un gas leggerissimo come l’idrogeno, trasportarlo, gestirlo in sicurezza: ognuno di questi passaggi ha un prezzo, e finché non si conoscono i volumi disponibili è impossibile fare qualsiasi calcolo serio. Le stime sui flussi e sulla continuità dell’emissione sono il vero banco di prova, molto più della percentuale di purezza che ha attirato l’attenzione iniziale.

Resta il fatto che una concentrazione così alta è un segnale geologico forte. L’idrogeno bianco, come viene chiamato quello di origine naturale, è passato in pochi anni dall’essere una curiosità accademica a diventare oggetto di campagne di esplorazione in diverse parti del mondo, proprio perché l’ipotesi di avere accesso a un vettore energetico già pronto, senza doverlo sintetizzare, cambierebbe i conti della transizione energetica in modo profondo.

Per ora quello che si sa è che a sud di Chengdu esce dal terreno un gas composto quasi interamente da idrogeno, con valori tra il 97,33% e il 98,24%. Il resto dipende da quello che diranno le analisi sul sottosuolo del Sichuan.

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