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Huawei e HP firmano un accordo sui brevetti Wi-Fi 7

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Una firma inattesa ha messo insieme Huawei e HP su un terreno delicato come quello della proprietà intellettuale, e lo ha fatto senza che nessuna indiscrezione avesse anticipato nulla. Il cuore dell’intesa è una licenza incrociata sui brevetti Wi-Fi, tecnologie legate anche allo standard Wi-Fi 7 comprese, e serve a mettere una pezza, almeno parziale, su una disputa legale nata lo scorso anno tra le due aziende. Nessun accordo commerciale, nessuna fornitura di componenti, solo carte, licenze e diritti che passano da una parte all’altra.

La precisazione, va detto, è arrivata quasi subito e con un certo tempismo. HP ha voluto chiarire pubblicamente che quella con Huawei non è una partnership e nemmeno un contratto di fornitura, perché l’annuncio iniziale era stato letto da più parti come il primo passo verso una collaborazione industriale ben più ampia. Cosa che, appunto, non è. I prodotti HP non ospiteranno componenti Huawei, il gruppo cinese non entrerà nella catena di fornitura dell’azienda statunitense e lo stesso vale nella direzione opposta.

Cosa prevede davvero l’accordo tra Huawei e HP

Stando a quanto comunicato da Huawei, l’intesa garantisce a HP l’accesso a una porzione del proprio portafoglio di brevetti legati al Wi-Fi. In cambio, Huawei ottiene diritti su alcuni brevetti che appartengono a HP. È il classico schema della licenza incrociata, uno strumento che le grandi aziende tecnologiche usano da anni per evitare di trascinarsi contenziosi infiniti nei tribunali di mezzo mondo.

Il valore economico dell’operazione resta però riservato. Non è stato reso pubblico quanto pesi l’accordo sui bilanci delle due parti, né quali proprietà intellettuali di HP siano effettivamente finite dentro il perimetro dell’intesa. Un livello di riservatezza abbastanza comune in questo tipo di accordi, dove le cifre restano quasi sempre tra gli avvocati.

Gli standard essential patent e il peso del Wi-Fi 7

Alla base di tutto ci sono i cosiddetti standard essential patent, cioè quei brevetti considerati indispensabili per costruire un prodotto che rispetti uno standard tecnico condiviso. Il Wi-Fi rientra perfettamente in questa categoria. Chiunque voglia realizzare un router, un notebook o un qualsiasi dispositivo capace di collegarsi a una rete senza fili deve necessariamente utilizzare tecnologie coperte da quei brevetti, che appartengono a soggetti diversi sparsi tra Asia, Europa e Stati Uniti.

È qui che nascono la maggior parte delle controversie del settore. Chi detiene questi brevetti ha diritto a essere pagato, ma le condizioni economiche sono spesso oggetto di trattative lunghe e, quando la trattativa si arena, si finisce davanti a un giudice. La causa avviata lo scorso anno tra le due società rientrava in questa logica, e la licenza incrociata rappresenta il modo più pragmatico per chiuderla senza altri anni di battaglie legali.

Huawei, negli ultimi tempi, ha costruito una posizione solida proprio nel campo della proprietà intellettuale legata alle comunicazioni senza fili. Il portafoglio di brevetti del gruppo cinese copre porzioni rilevanti degli standard di connettività, incluso quello più recente relativo al Wi-Fi 7, e viene monetizzato attraverso accordi di licenza con altri produttori. Un’attività che negli anni è diventata una voce di ricavo tutt’altro che marginale.

Per HP, dall’altra parte, l’obiettivo è essenzialmente quello di mettersi al riparo da rischi legali sui propri dispositivi, garantendosi l’uso legittimo delle tecnologie necessarie senza dover rimettere in discussione nulla della propria filiera produttiva. Un accordo tecnico, insomma, che risolve un problema specifico e finisce lì, senza aprire scenari di collaborazione tra le due aziende.

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