In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
Chi si aspettava da The Duskbloods una nuova avventura in solitaria alla maniera di FromSoftware farà bene a mettersi il cuore in pace, perché la modalità single player ci sarà ma sarà, parole di Hidetaka Miyazaki, “volutamente molto essenziale”. Un modo elegante per dire che il gioco nasce, respira e vive online, e che quella in solitaria è più una valvola di sfogo che un’esperienza parallela.
Il regista giapponese ne ha parlato in un’intervista, provando a spiegare la natura della nuova esclusiva per Nintendo Switch 2 proprio a quella fetta di pubblico che dallo studio si aspetta soprattutto viaggi solitari fra rovine e boss impossibili. Il punto di partenza è chiaro: “La progressione della storia è pensata partendo dal presupposto che si giochi online”. Non un dettaglio tecnico, ma la struttura stessa del gioco.
Una storia costruita attorno al PvP
La narrazione frammentaria, quel modo tipico di FromSoftware di seminare pezzi di lore un po’ ovunque e lasciare che sia il giocatore a ricomporli, qui è stata pensata in funzione del PvP. “È stata progettata tenendo in particolare considerazione il PvP e soprattutto la sua componente drammatica” ha spiegato Miyazaki, aggiungendo che l’obiettivo è far divertire le persone proprio grazie a quell’aspetto. Lo scontro fra giocatori, insomma, non è un contorno ma il motore narrativo. Detto questo, nessuna ansia da prestazione. “Per andare avanti nella trama non è necessario vincere le partite online”, ha chiarito l’autore. L’idea che ha in testa è più morbida di quanto si potrebbe temere: cominciare godendosi la storia, prendere confidenza poco alla volta, migliorare senza accorgersene e ritrovarsi a un certo punto affamati di vittoria. Una curva che parte dalla curiosità e finisce nell’agonismo, se il giocatore ci sta.
Cosa si può fare offline
E quando i server sono giù? Qui entra in scena la modalità single player, che Miyazaki descrive senza troppi giri di parole come un’esperienza ridotta all’osso. “Volevamo fare in modo che si possa fare qualcosa anche quando non è possibile giocare online, ad esempio durante la manutenzione dei server”. Tradotto: un’ancora di salvezza, non una campagna alternativa. Nel concreto, offline sarà possibile personalizzare i propri combattenti, allenarsi nel cortile e affrontare simulazioni di battaglie otto contro otto. Roba utile per prendere le misure ai personaggi e provare build senza il rischio di finire tritati da un avversario in carne e ossa, ma è evidente che il cuore pulsante del gioco stia altrove.
Un dato interessante emerso nelle scorse settimane racconta bene quanto interesse ci sia attorno al progetto: la beta chiusa di The Duskbloods ha raccolto più iscritti di quella di Elden Ring Nightreign, e parliamo di un titolo confinato su una sola piattaforma contro uno multipiattaforma. Non un dettaglio da poco per un gioco che molti avevano archiviato frettolosamente come un esperimento di nicchia.
Una parentesi, poi si torna al passato
Miyazaki sa perfettamente cosa cercano i fan di FromSoftware, e infatti nella stessa intervista ha messo le mani avanti annunciando che lo studio tornerà a dedicarsi alle esperienze in solitaria una volta chiuso il capitolo The Duskbloods. Una rassicurazione che vale quanto una dichiarazione d’intenti.
L’esclusiva per Nintendo Switch 2 si configura quindi come una deviazione, una suggestiva parentesi fra Elden Ring e il prossimo progetto del team giapponese, di cui al momento non si sa praticamente nulla. Un intermezzo, sì, ma di quelli che possono dire molto sulla direzione creativa di uno studio abituato a reinventarsi senza tradire la propria identità. Nei giorni scorsi il gioco è stato provato con mano, e le impressioni raccolte confermano l’impostazione descritta da Miyazaki: multiplayer al centro, tutto il resto costruito attorno a quello.










