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GTA 6, Rockstar punta sull’emozione di Arthur Morgan

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Il legame emotivo che Rockstar vuole costruire attorno a Jason e Lucia, i due protagonisti di GTA 6, parte da un precedente ingombrante: Arthur Morgan. Perché è proprio lì, in quel personaggio che ha segnato una generazione di giocatori, che lo studio ha trovato il modello da inseguire. Non tanto in termini di trama, quanto di sensazioni. La coppia al centro di Grand Theft Auto 6 dovrebbe insomma lasciare lo stesso tipo di impronta che Red Dead Redemption 2 ha lasciato addosso a chi lo ha finito.

A dirlo è Rob Nelson, co responsabile di Rockstar North, in una conversazione con TroisCouleurs. Le sue parole spiegano bene il ragionamento dietro le quinte: l’obiettivo era prendere la profondità costruita nel mondo di Red Dead Redemption 2, la possibilità di interagire con l’ambiente in modo molto più concreto, e portarci dentro anche quella connessione emotiva che le persone hanno finito per sviluppare con Arthur. Un traguardo alto, considerando che il fuorilegge della banda Van der Linde viene regolarmente citato tra i protagonisti più amati nella storia dei videogiochi.

Perché Arthur Morgan resta il metro di paragone

Rockstar ha scritto negli anni personaggi memorabili, da Niko Bellic a John Marston, eppure Arthur occupa un piano diverso. Ha funzionato per ragioni che hanno poco a che fare con le sparatorie e molto con i silenzi, gli sguardi, le pause tra una missione e l’altra. Nelson lo ammette apertamente: quei momenti più quieti sono stati alcuni degli aspetti più convincenti di Red Dead Redemption 2, e lo studio ha voluto capire se fosse possibile trasferirne una parte dentro GTA 6.

Il che spiega perché lo sviluppo di un seguito dopo un protagonista così acclamato sia, con ogni probabilità, una fonte di pressione non indifferente per chi lavora al progetto. Non basta costruire una Vice City credibile, servono due figure capaci di reggere il peso del confronto.

Due protagonisti al posto di tre, per una scelta precisa

L’idea di giocare con più personaggi non è nuova per lo studio, e Nelson lo conferma: c’era la volontà di tornare su quel terreno. Ma stavolta la formula cambia. Con una coppia, e non con un terzetto come in GTA 5, le azioni dei protagonisti possono avere un peso maggiore, un impatto più diretto sulla narrazione.

La differenza si vede già nei materiali mostrati. Lucia e Jason che si preparano per uscire, per esempio, trasmettono un livello di intimità che con Michael, Franklin e Trevor non esisteva proprio. Quei tre, nel migliore dei casi, si sopportavano. Qui il rapporto è di tutt’altra natura, e Rockstar sembra volerlo usare come leva emotiva costante.

I momenti tranquilli servono a far male più tardi

C’è una logica precisa dietro queste scene apparentemente minori. Nelson spiega che le sequenze più calme sono volute, perché rendono i passaggi intensi ancora più forti. E fa un esempio concreto tratto da quanto mostrato finora: quando Lucia viene scaraventata giù dalle scale e il gioco passa a Jason, che non riesce a sentirla, quello che resta addosso è la sensazione di preoccupazione.

È un meccanismo narrativo semplice da descrivere e complicatissimo da realizzare bene. Costruire attaccamento nei tempi morti per poi colpire nel momento giusto. Red Dead Redemption 2 ci era riuscito con una lentezza quasi testarda, e Rockstar sembra intenzionata a replicare quell’approccio in un contesto molto diverso, fatto di velocità, eccessi e criminalità in Florida. Nelson ha anche raccontato che GTA 6 non era ancora del tutto definito quando è uscito il primo trailer, ma che il brano di Tom Petty scelto per accompagnarlo funzionava come una sorta di dichiarazione d’intenti sulla direzione che il progetto stava prendendo.

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