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Da filmmaker, quando provo una videocamera non mi interessa soltanto capire quanto sia bella la sua scheda tecnica. Voglio soprattutto capire se, una volta uscita dalla confezione, riesce davvero a semplificarmi il lavoro. Ed è proprio questo il motivo per cui ho portato con me la DJI Osmo 360 II durante i miei viaggi a Palma e Berlino, utilizzandola per una settimana in situazioni molto diverse tra loro.
La seconda generazione della videocamera 360 di DJI arriva con un aggiornamento importante rispetto alla precedente Osmo 360: registra video panoramici fino a 8K a 60 fps, utilizza due sensori CMOS quadrati da 1/1,1″, integra 128 GB di memoria interna, supporta microSD fino a 1 TB e introduce soprattutto ottiche sostituibili. È una caratteristica che, per chi utilizza realmente una videocamera di questo tipo, considero molto più importante di quanto possa sembrare.
Ma la vera domanda è un’altra: come si comporta quando smette di essere una videocamera da test e diventa uno strumento che devi portarti dietro tutto il giorno?
Una videocamera che cambia il modo di girare
La prima cosa che ho apprezzato della Osmo 360 II è proprio la libertà che offre durante la ripresa. Con una videocamera tradizionale devo pensare prima di premere REC: devo scegliere l’inquadratura, controllare il soggetto e immaginare già come utilizzerò quel materiale in montaggio. Con una 360 il ragionamento cambia completamente.
La videocamera registra tutto quello che succede intorno a me e posso decidere successivamente dove guardare. Durante una giornata a Palma questo approccio è stato particolarmente utile. Camminando per strada, entrando in un luogo o semplicemente spostandomi da un punto all’altro, non dovevo necessariamente fermarmi per cercare l’inquadratura perfetta.
E questo, per chi produce contenuti, significa una cosa molto concreta: meno tempo passato a preoccuparsi della ripresa e più tempo dedicato a vivere quello che sta succedendo.
Naturalmente c’è un prezzo da pagare. Quello che risparmio durante la registrazione lo recupero in post-produzione. Una ripresa 360 richiede infatti di decidere successivamente quale porzione dell’immagine utilizzare. È una libertà enorme, ma significa anche che il montaggio diventa una parte ancora più importante del processo creativo.

Caratteristiche tecniche
Il grande aggiornamento di questa generazione è il passaggio all’8K a 60 fps nativo. La Osmo 360 II registra a 7.680 × 3.840 pixel e può utilizzare diversi frame rate, arrivando appunto a 60 fps. DJI ha inoltre portato la gamma dinamica dichiarata fino a 14,5 stop utilizzando il profilo D-Log M. Per il mio lavoro questa combinazione è particolarmente interessante.
Quando giro materiale destinato a un documentario o a un contenuto più curato, avere un file 10 bit e un profilo logaritmico permette di avere maggiore margine durante la fase di color grading. Non significa trasformare automaticamente la Osmo 360 II in una videocamera cinematografica, ma significa avere uno strumento molto più serio di una semplice action cam.
La presenza dei due sensori quadrati da 1/1,1″ è inoltre una delle caratteristiche tecniche più interessanti del progetto. La forma quadrata permette di sfruttare meglio la superficie del sensore nella registrazione panoramica e si combina con ottiche fisheye con apertura f/1.9.

Una delle situazioni in cui ho apprezzato maggiormente questa generazione è stata la possibilità di utilizzare la videocamera anche quando la luce iniziava a diminuire.
La Osmo 360 II integra AI SuperNight 2.0, disponibile fino a 8K e 60 fps. È un’evoluzione importante perché una videocamera 360 deve necessariamente affrontare una situazione più complessa rispetto a una camera tradizionale: deve gestire contemporaneamente ciò che avviene davanti e dietro l’obiettivo.
A Berlino, soprattutto nelle riprese serali, questa possibilità si è rivelata molto interessante. Non devo necessariamente rinunciare alla fluidità per cercare di mantenere una buona esposizione e posso continuare a lavorare a frame rate elevati. Per un filmmaker è un vantaggio concreto, soprattutto quando si lavora in viaggio e non si può controllare completamente la luce.
Stabilizzazione e ottiche sostituibili
Un altro aspetto che mi ha convinto è la stabilizzazione. La Osmo 360 II integra RockSteady 3.0 e HorizonSteady, sistemi pensati per mantenere stabile l’immagine anche durante movimenti più bruschi.
Durante l’utilizzo quotidiano questo significa poterla utilizzare camminando, spostandomi rapidamente oppure montandola su accessori senza dover necessariamente ricorrere a un gimbal.
È esattamente il tipo di tecnologia che mi interessa: non una funzione spettacolare da utilizzare una volta per fare una prova, ma qualcosa che elimina un passaggio dal mio workflow.

Tra tutte le novità introdotte con la seconda generazione, probabilmente quella che considero più importante nel lungo periodo è la possibilità di sostituire le lenti.
Chi utilizza una videocamera 360 sa quanto siano esposte le ottiche. Sporgono dal corpo e basta una caduta nel posto sbagliato per rischiare di danneggiarle. DJI ha quindi introdotto un sistema di ottiche sostituibili e un nuovo rivestimento pensato per aumentare la resistenza ai graffi.
Per me significa poter utilizzare la videocamera con maggiore tranquillità. Quando sono in viaggio non voglio avere la sensazione di dover trattare un dispositivo come fosse un oggetto da esposizione.
E come action cam la si può utilizzare?
Una cosa che ho apprezzato molto è la possibilità di utilizzare la Osmo 360 II anche con un solo obiettivo. In questo modo non sono obbligato a registrare sempre a 360°. Posso utilizzare la videocamera come una action cam tradizionale quando quella particolare situazione non richiede la registrazione panoramica.
È una caratteristica importante perché amplia notevolmente il senso di questo prodotto. Non sto acquistando semplicemente una videocamera 360, ma uno strumento che può coprire più esigenze all’interno dello stesso workflow.

Batteria, autonomia e memoria
La Osmo 360 II dispone di 128 GB di memoria interna, dei quali circa 105 GB sono utilizzabili, oltre al supporto per microSD fino a 1 TB. In viaggio ho trovato questa dotazione particolarmente comoda. Non dover dipendere immediatamente dalla scheda di memoria significa poter iniziare a registrare anche quando si è dimenticato di inserirne una.
Il problema è che l’8K produce file molto pesanti. Il bitrate può arrivare a 220 Mbps e quindi, se si registra molto, lo spazio si consuma rapidamente. La batteria permette secondo DJI circa 100 minuti di registrazione in 8K/30, mentre la modalità Endurance può estendere ulteriormente l’autonomia. La ricarica rapida permette inoltre di riportare rapidamente la videocamera a un livello utile per continuare a girare.

DJI Mimo
Per me una videocamera 360 vive o muore anche in base al software. La Osmo 360 II utilizza DJI Mimo per la gestione mobile e DJI Studio per una parte più avanzata della post-produzione. Auto-Framing e Spotlight Follow aiutano a trasformare rapidamente una ripresa 360 in un video tradizionale, seguendo automaticamente il soggetto.
È una soluzione particolarmente interessante per chi produce contenuti per più piattaforme. Una singola ripresa può diventare un contenuto verticale per Instagram o TikTok, un video orizzontale e, volendo, una sequenza da utilizzare all’interno di un progetto più lungo.
Il rovescio della medaglia è che il workflow 360 rimane più complesso rispetto a quello di una videocamera tradizionale. I file panoramici utilizzano il formato OSV e alcune funzioni avanzate richiedono il passaggio da DJI Studio.
Per me non è un problema, perché il montaggio fa già parte del mio lavoro. Per chi vuole semplicemente registrare e pubblicare, invece, è un elemento da considerare.

Prezzo e conclusioni
Dopo averla utilizzata a Palma e Berlino, la mia impressione è abbastanza chiara: la DJI Osmo 360 II non è semplicemente una videocamera 360 più potente, ma uno strumento che può cambiare concretamente il modo in cui si realizza un contenuto. L’8K a 60 fps, i due sensori da 1/1,1″, il D-Log M a 10 bit, la stabilizzazione, la modalità SuperNight, la memoria interna e soprattutto le ottiche sostituibili costruiscono un pacchetto estremamente completo.
Io, che lavoro con documentari e contenuti tecnologici e spesso mi muovo con troupe molto piccole, trovo particolarmente interessante la possibilità di avere una videocamera che mi permette di registrare tutto e decidere dopo come raccontarlo.
Non sostituisce una videocamera cinematografica e non pretende di farlo. Ma come strumento complementare, soprattutto quando si viaggia, può diventare estremamente potente.
E dopo una settimana in cui l’ho portata con me praticamente ovunque, la cosa che mi ha convinto di più è proprio questa: la Osmo 360 II non mi ha costretto a pensare meno alla qualità. Mi ha permesso di pensare di più alla storia che volevo raccontare. I prezzi partono da 589 euro a salire; non male, rapporto qualità prezzo ineccepibile.














