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Google testa pagamenti agli editori per le risposte AI

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Google si prepara a pagare gli editori i cui contenuti finiscono dentro le risposte generate dall’intelligenza artificiale, un cambio di strategia che tocca da vicino il futuro dell’informazione online. L’idea prende forma con un programma pilota che coinvolgerebbe circa 100 editori digitali e che punta a riconoscere un compenso quando un articolo contribuisce in modo significativo a ciò che l’utente legge direttamente nella pagina dei risultati.

Per capire il peso della novità conviene fare un passo indietro. Per anni il rapporto tra motori di ricerca e siti di informazione ha seguito una logica piuttosto lineare. I siti producevano contenuti, Google li indicizzava e in cambio restituiva traffico. Uno scambio non sempre perfetto ma tutto sommato equilibrato, perché chi scriveva sapeva che una buona posizione nei risultati si traduceva in visite reali e quindi in lettori. Era questo il patto implicito su cui si è retta per lungo tempo buona parte del web come lo conosciamo.

Quando la risposta arriva senza bisogno di cliccare

Con l’arrivo dell’AI quell’equilibrio ha iniziato a incrinarsi. Sempre più spesso la risposta compare direttamente nella pagina di ricerca e l’utente non ha più alcun motivo di aprire il sito originale da cui quelle informazioni provengono. Il lavoro editoriale continua così a essere sfruttato, mentre il ritorno in termini di visite si assottiglia giorno dopo giorno. Per chi produce informazione è un cortocircuito evidente, perché il valore del contenuto rimane intatto ma il beneficio si sposta altrove.

Proprio qui si apre una delle questioni più delicate dell’attuale evoluzione della rete. Quanto vale davvero un articolo quando viene impiegato per costruire una risposta generata dall’AI? Fino a oggi quel valore è stato praticamente nullo. Nessun compenso e nessun riconoscimento economico, soltanto un testo assorbito, rielaborato e presentato in un’altra forma senza che l’autore ne ricavasse qualcosa. Una situazione che negli ultimi tempi ha alimentato parecchie proteste da parte del settore.

Come dovrebbe funzionare il programma pilota

La mossa di Google nasce proprio come risposta concreta alle tante lamentele arrivate dal mondo dell’editoria. Il sistema in fase di sperimentazione prevede che le testate coinvolte ricevano un pagamento quando i loro contenuti danno un contributo rilevante alle risposte prodotte da AI Overviews, da AI Mode oppure dal chatbot Gemini. Tre strumenti diversi tra loro che però condividono la stessa natura, cioè la capacità di sintetizzare informazioni raccolte sul web e restituirle all’utente in una forma già pronta da consultare.

Il perimetro dell’iniziativa per ora è piuttosto ristretto. Si parla di circa 100 realtà digitali, un numero contenuto che conferma il carattere sperimentale del progetto. La direzione intrapresa appare più corretta rispetto al passato, almeno nelle intenzioni, anche se tra quanto annunciato e quanto verrà effettivamente applicato può esserci una certa distanza. Molto dipenderà da come il meccanismo verrà messo in pratica e da quanto peso avrà nei conti degli editori che vi partecipano. Il punto centrale dell’intero sistema è il concetto di contributo significativo. Il compenso, infatti, non scatterebbe per ogni semplice citazione ma soltanto quando un contenuto ha un ruolo davvero rilevante nella costruzione della risposta mostrata da AI Overviews, AI Mode o Gemini. È su questo criterio che si baserà il riconoscimento economico previsto dal programma pilota avviato da Google con le circa 100 testate digitali coinvolte.

Fonte: TecnoAndroid

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