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Google Pixel: orologi AI della lock screen salvati sul cloud

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Gli orologi AI destinati alla schermata di blocco dei Google Pixel potrebbero presto diventare modificabili, cancellabili e soprattutto trasferibili da uno smartphone all’altro. L’indizio arriva dall’analisi delle ultime build di Android Canary, il canale sperimentale che Google usa per provare le funzioni prima ancora che arrivino sulla Beta, dove sono comparse stringhe di codice piuttosto esplicite su come gli utenti potranno gestire gli stili creati con l’intelligenza artificiale.

La direzione, a dire il vero, era già tracciata da tempo. La schermata di blocco dei Pixel negli ultimi anni ha cambiato pelle più volte, prima con gli sfondi generati dall’intelligenza artificiale, poi con i widget, e adesso con la possibilità di dare una forma personale anche all’orologio. Non un semplice cambio di font tra quelli preimpostati, ma qualcosa di generato su misura partendo da una descrizione scritta.

Come funzionerebbe la generazione degli orologi

Il meccanismo individuato nel codice è abbastanza lineare. L’utente scrive un prompt testuale, cioè una richiesta in linguaggio naturale, e il sistema restituisce uno stile di orologio coerente con quella descrizione. In alternativa, o in aggiunta, è prevista la possibilità di caricare un’immagine di riferimento, così da orientare il risultato verso una certa estetica senza dover spiegare tutto a parole.

Con la build successiva, la 2609, distribuita nei giorni scorsi, sono emerse nuove stringhe che aggiungono dettagli sulla gestione degli stili già prodotti. Al momento però la generazione vera e propria non funziona. Chi prova a inviare un prompt riceve un messaggio di errore legato alla mancata connessione al servizio, segno abbastanza chiaro che l’elaborazione avviene lato server e che Google non ha ancora acceso l’interruttore dal lato client. Una situazione tipica delle funzioni in fase di preparazione, dove l’interfaccia c’è ma l’infrastruttura dietro resta spenta.

Tra le opzioni comparse nel codice ci sono quelle per intervenire su uno stile già creato, modificandolo, e per eliminarlo quando non convince più. C’è anche un sistema di valutazione, con giudizio positivo o negativo sul risultato ottenuto, pensato con ogni probabilità per addestrare il sistema a proporre creazioni più vicine ai gusti di chi le richiede.

Il salvataggio sul cloud e il passaggio al nuovo Pixel

L’aspetto più concreto di tutta la faccenda riguarda però il backup sul cloud. Le stringhe fanno riferimento al salvataggio degli stili creati, con la possibilità di ritrovarli automaticamente su un nuovo dispositivo durante la configurazione iniziale. Tradotto in pratica, chi ha passato del tempo a costruirsi l’orologio perfetto non dovrebbe rifare tutto da capo dopo aver cambiato smartphone. Una comodità piccola, certo, ma di quelle che si notano parecchio quando si passa da un Pixel a quello dell’anno dopo.

Nel codice compare anche un riferimento ai Presets, e qui le interpretazioni restano aperte. Potrebbe trattarsi degli stili già disponibili nella schermata di blocco, quelli standard che Google mette a disposizione da tempo, oppure di prompt predefiniti pensati per accompagnare chi non ha voglia o dimestichezza nel descrivere a parole l’orologio che vorrebbe. In quest’ultimo caso sarebbe una scorciatoia utile, visto che scrivere un buon prompt non è affatto scontato per tutti.

Il quadro complessivo racconta di una personalizzazione sempre più spinta della schermata di blocco, che da semplice barriera tra l’utente e le app si sta trasformando in uno spazio espressivo a tutti gli effetti. Gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale stanno diventando il grimaldello con cui Google prova a differenziare i propri dispositivi dal resto del mondo Android, dove le opzioni di personalizzazione esistono da sempre ma raramente passano da un dialogo testuale con il sistema.

Per ora tutto resta confinato nel canale Canary, senza indicazioni su quando le funzioni potrebbero diventare operative anche sulle build stabili.

Fonte: TecnoAndroid

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