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Chi possiede un Google Pixel conosce bene la Protezione antifrode, quella funzione che ascolta le conversazioni telefoniche e prova a capire, in tempo reale, se dall’altra parte del filo c’è qualcuno che sta cercando di raggirare l’utente. Si chiama Scam Detection nella versione originale ed è diventata una delle bandiere della cosiddetta Pixel Experience, l’insieme di funzioni esclusive che Google riserva ai propri smartphone. Ora però sembra che quella protezione stia per allargarsi, coprendo una zona finora scoperta. Il punto è semplice. Fino a oggi Scam Detection ha lavorato in una direzione sola, quella più ovvia: le chiamate in arrivo. Il telefono squilla, l’utente risponde, il sistema resta in ascolto e segnala eventuali schemi sospetti. Tutto sensato, tutto utile. Solo che le truffe telefoniche non arrivano soltanto da un numero sconosciuto che compare sul display.
Il buco nella protezione: le chiamate in uscita
Chi mette in piedi una truffa telefonica sa benissimo che la vittima può essere spinta ad alzare la cornetta per prima. Basta una chiamata persa lasciata lì, apposta, contando sulla curiosità di chi la trova. Molti richiamano d’istinto, senza pensarci troppo. Oppure il meccanismo è ancora più costruito: il malintenzionato convince la persona a comporre un numero specifico, magari spacciandolo per un servizio clienti, per una banca, per un’assistenza tecnica.
In tutti questi casi la Protezione antifrode di Google Pixel, così com’è oggi, non entra in gioco. La chiamata parte dall’utente, quindi il sistema non la considera. Un limite che, visto quanto sono diventate raffinate certe tecniche, pesa parecchio. E che a quanto pare a Mountain View hanno notato.
Le tracce trovate nella beta dell’app Telefono
I primi segnali arrivano dal codice dell’ultima versione beta dell’app Telefono per Pixel, dove è comparso un riferimento decisamente esplicito a una nuova opzione collegata a Sharpie. Che poi sarebbe il nome in codice interno con cui Google identifica proprio Scam Detection. Non un indizio vago, insomma, ma una stringa che punta dritta all’estensione della funzione alle chiamate in uscita. Il ragionamento dietro è lineare. Se l’intelligenza artificiale è già in grado di analizzare il contenuto di una conversazione mentre avviene, riconoscendo i copioni tipici dei truffatori, non c’è alcun motivo tecnico per cui debba farlo solo quando è l’altro a chiamare. La conversazione è la stessa, i segnali d’allarme pure. Cambia soltanto chi ha premuto il tasto verde.
Cosa significa per gli utenti Pixel
Va detto che si parla ancora di una funzione in lavorazione, di quelle che compaiono nel codice prima di arrivare davvero sui dispositivi. Google non ha annunciato nulla di ufficiale e i tempi restano un’incognita. Capita spesso che riferimenti di questo tipo anticipino di parecchie settimane, a volte di mesi, il rilascio effettivo. E capita anche che qualche progetto resti nel cassetto. Detto questo, la direzione presa è chiara e va nel verso giusto. Le funzioni anti truffa dei Google Pixel hanno costruito negli anni una buona reputazione proprio perché lavorano in locale, sul dispositivo, senza spedire le conversazioni altrove. Estendere lo stesso approccio alle chiamate in uscita significa chiudere una porta che finora era rimasta socchiusa, e che i truffatori più abili avevano imparato a sfruttare.
Resta il dubbio su come verrà gestita l’esperienza pratica. Avvisare qualcuno che sta parlando con un potenziale truffatore mentre è stato lui stesso a comporre il numero richiede un tono diverso, perché in quel momento la vittima è convinta di aver preso l’iniziativa e quindi di essere al sicuro. Sarà interessante vedere quale interfaccia sceglierà Google per la nuova versione di Sharpie quando uscirà dalla fase di test dell’app Telefono.










