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Quando un Google Pixel comincia a dare segni di cedimento conviene fare qualche verifica direttamente dal telefono prima di correre in assistenza. Può trattarsi di un altoparlante che gracchia, di una porzione di schermo che ignora il tocco o di una fotocamera che si comporta in modo strano. Lo strumento pensato per questo si chiama Diagnostica Pixel per la riparazione e si richiama con un semplice codice digitato nel tastierino dell’app Telefono.
Google lo mette a disposizione per controllare lo stato del dispositivo sia prima sia dopo un intervento tecnico. Non c’è nessuna app di terze parti da scaricare e non serve smontare nulla. La procedura raccoglie informazioni utili sul malfunzionamento e permette poi di ricontrollare lo smartphone quando torna dal centro riparazioni.
Come si accede alla diagnostica e quali modelli sono compatibili
Basta aprire l’app Telefono, far comparire il tastierino e comporre ##7287##. Non parte alcuna chiamata perché il codice apre direttamente lo strumento. A quel punto si seguono le indicazioni sullo schermo confermando ogni passaggio quando richiesto.
Serve una connessione internet attiva. Il manuale di Google suggerisce una rete WiFi affidabile e, per preparare i controlli, Bluetooth e servizi di localizzazione accesi. Un dettaglio da non sottovalutare riguarda la lingua, perché l’interfaccia resta in inglese anche su un Pixel impostato in italiano e quindi un minimo di dimestichezza aiuta parecchio.
La pagina di supporto cita in modo esplicito Pixel 3 e i modelli successivi. Esiste una diagnostica anche per Pixel Tablet, ma lì il percorso cambia completamente e passa dal sito di riparazione software con un collegamento USB al computer.
Test completo, prove singole e risultati da leggere con attenzione
L’app passa in rassegna parecchi componenti del telefono, tra cui display, fotocamere, sensori e connettività. La modalità Full Diagnose, che si avvia con Start Test, mescola prove automatiche e verifiche guidate in cui è l’utente a dover seguire le istruzioni. Google la consiglia anche perché alcuni controlli girano in background.
Chi preferisce andare dritto al punto può usare Check Group per lanciare un gruppo di test, oppure toccare le icone dei singoli componenti. Per completare alcune prove possono servire accessori come caricatore, cavo, cuffie USB C, un dispositivo Bluetooth, un tag NFC o una base di ricarica wireless, a seconda delle funzioni supportate dallo smartphone.
I risultati separano le prove superate da quelle fallite, eppure un test fallito non equivale per forza a un guasto. Un controllo saltato o non concluso nel tempo previsto può richiedere una nuova esecuzione, e anche una ricezione debole o il rumore dell’ambiente possono falsare certe verifiche. Meglio ripetere la prova nelle condizioni indicate prima di trarre conclusioni affrettate.
All’atto pratico questi controlli aiutano a spiegare meglio il problema all’assistenza. Non rappresentano comunque una diagnosi definitiva, visto che un esito positivo non esclude difetti intermittenti e non basta da solo a dimostrare che la causa sia software.
Stato del dispositivo e assistenza, il menu nelle Impostazioni
Accanto allo strumento per la riparazione esiste un’altra sezione con uno scopo diverso, chiamata Stato del dispositivo e assistenza. Si trova nelle Impostazioni di Pixel 6 e dei modelli successivi, Fold compresi, ed è utilizzabile in tutte le lingue.
Qui compaiono una panoramica generale del telefono, dati su batteria e temperatura e strumenti dedicati ad alcuni problemi di funzionamento. Le opzioni cambiano da modello a modello e, per fare un esempio, Google indica la diagnostica touch di questa sezione per Pixel 9 e successivi.
Quando l’autonomia cala in modo insolito, questo menu può rivelarsi un punto di partenza più adatto rispetto a un controllo generico dei componenti. Dalla stessa pagina si può verificare la garanzia, contattare il supporto e avviare una richiesta di riparazione.
Fonte: TecnoAndroid








