Il redesign di Gemini arriva finalmente anche sui computer Apple, portando su macOS quel linguaggio visivo chiamato Neural Expressive che ha già cambiato faccia all’app su altre piattaforme. Google lo ha annunciato insieme all’aggiornamento del modello 3.6 Flash, e per chi usa l’assistente sul Mac significa un’interfaccia decisamente più curata e coerente con il resto dell’ecosistema. Un piccolo passo indietro aiuta a capire il quadro. Al I/O 2026, la conferenza tenutasi a maggio, Google aveva mostrato per la prima volta il design Neural Expressive su Android, iOS e sulla versione web. Mancava all’appello proprio l’app per macOS, che ora si allinea agli altri.
All’apertura si nota subito un dettaglio che colpisce l’occhio, quel gradiente colorato che avvolge per un attimo la barra dei comandi. Poi ci sono le icone, tutte ridisegnate con uno stile a linea sottile che dà un’aria più leggera all’interfaccia. Solo nella schermata principale sono stati rivisti i pulsanti per il pannello laterale, per l’input vocale, per la chat temporanea e persino quello che passa dalla vista completa alla mini vista, ora con angoli arrotondati. Anche il menu con il simbolo più mostra nuove icone, pensate per far sembrare l’esperienza identica ovunque la si usi.
Cosa cambia davvero nell’interfaccia?
Chi apre il menu di navigazione trova ora degli indicatori a forma di pillola che segnalano la sezione in cui ci si trova. Pure il menu delle impostazioni è stato rinfrescato, sempre nell’ottica di quella coerenza visiva che Google sta cercando di costruire tra i suoi prodotti. Il Neural Expressive è disponibile con la versione 1.86 di Gemini per macOS, mentre il pannello laterale di Gemini per Chrome per il momento resta ancorato al vecchio stile.
Sul fronte Android c’è un’altra novità che riguarda l’aspetto. Questa settimana è arrivato il design aggiornato per AI Mode, la modalità di ricerca potenziata dall’intelligenza artificiale. La differenza più evidente sta nella casella dei comandi, che ora è un contenitore fluttuante invece di essere agganciata al fondo dello schermo come un foglio che sale dal basso. Un altro ritocco sistema il menu con il più e il pulsante di invio dentro delle pillole, seguendo la stessa logica vista altrove.
Prima di questo intervento e prima del Neural Expressive, entrambe le app condividevano quell’aspetto a foglio inferiore per le loro caselle dei comandi. Il Google Health Coach, va detto, mantiene ancora quella grafica. All’epoca era stata un’idea interessante per uniformare la sensazione dell’esperienza AI tra i vari servizi dell’azienda, un tentativo di dare a tutto lo stesso tocco riconoscibile. Il cambiamento più recente segna quindi una direzione precisa, con Google che continua a limare i dettagli delle sue applicazioni Gemini per renderle sempre più simili tra loro, indipendentemente dal dispositivo o dal sistema operativo su cui girano.