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Gemini, ora il watermark sulle immagini AI si può disattivare

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Chi genera immagini con Gemini si sarà accorto di quel piccolo logo grigiastro in basso a destra, il watermark che segnala in modo immediato la natura artificiale del contenuto. Da adesso quel contrassegno diventa opzionale, nel senso che è l’utente a decidere se tenerlo oppure no, con un passaggio dentro le impostazioni dell’app. Una scelta che arriva dopo mesi in cui quella firma visibile ha mostrato tutti i suoi limiti.

Il punto è abbastanza semplice, e a Mountain View se ne sono resi conto. Tra tutti i sistemi pensati per rendere riconoscibili le creazioni prodotte con l’intelligenza artificiale, la filigrana visibile è insieme la più evidente e la più fragile. Basta ritagliare l’immagine di qualche pixel, oppure modificarla con un qualsiasi editor, e del logo non resta traccia. Una protezione che si smonta in dieci secondi, insomma, e che nel frattempo continuava a sporcare il risultato finale per chi voleva usare quelle immagini in contesti professionali o anche solo su un profilo social.

Perché Google ha cambiato idea sul watermark

C’è anche una questione competitiva dietro la decisione. Il watermark Gemini rischiava di diventare un motivo per spostarsi altrove, verso chatbot concorrenti come ChatGPT che sulle immagini generate non applicano alcun contrassegno visibile. Uno svantaggio pratico più che tecnico, ma pesante: se due strumenti fanno la stessa cosa e uno restituisce un file già pulito mentre l’altro obbliga a ritagliare, la scelta dell’utente medio è piuttosto prevedibile.

Va detto che il marchio non compariva soltanto sulle immagini prodotte con Nano Banana. La stessa logica valeva anche per i video e per i brani musicali creati con gli strumenti di intelligenza artificiale integrati nell’assistente. Un’uniformità di trattamento che aveva senso sulla carta, molto meno nell’uso quotidiano, dove ogni contenuto ha esigenze diverse e formati diversi.

Come disattivare la filigrana su Gemini

La procedura è alla portata di chiunque, senza menu nascosti o passaggi da smanettoni. Si aprono le impostazioni di Gemini, si cerca la nuova voce chiamata “Filigrana dei contenuti multimediali” e si seleziona “No”. Fatto. Da quel momento le generazioni successive escono senza il logo in sovraimpressione, pronte per essere usate così come sono.

Chi invece preferisce mantenere il contrassegno può semplicemente non toccare nulla, o riattivarlo in qualsiasi momento tornando nello stesso menu. È una preferenza reversibile, non una scelta definitiva, e questo è forse l’aspetto più sensato dell’intera operazione: la trasparenza resta disponibile per chi la vuole, senza diventare un obbligo per tutti.

Non ovunque sarà possibile rimuoverlo

Qui però arriva il limite geografico. La possibilità di disattivare la filigrana visibile non sarà offerta nei Paesi dove le normative locali impongono che i contenuti generati dall’intelligenza artificiale siano identificabili attraverso un contrassegno riconoscibile a occhio nudo. In quelle aree l’interruttore semplicemente non comparirà, oppure resterà bloccato sulla posizione attiva, perché la legge non lascia margine di manovra né all’azienda né a chi usa il servizio.

Una distinzione che riflette bene quanto il tema della tracciabilità dei contenuti AI stia evolvendo in modo disomogeneo da un mercato all’altro. C’è chi ha già scritto regole precise e chi si affida ancora all’autoregolamentazione delle piattaforme, con il risultato che lo stesso strumento si comporta in maniera differente a seconda di dove viene aperto.

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