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Meta Muse, 5 milioni di download in 22 giorni: batte ChatGPT

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Gli agenti AI personali stanno conquistando il pubblico molto più in fretta del previsto e il caso di Muse, l’assistente lanciato da Meta a inizio settembre, lo dimostra meglio di qualsiasi analisi. Negli Stati Uniti l’app ha superato i 5 milioni di download in circa 22 giorni, mentre per lo stesso traguardo ChatGPT ne aveva impiegati 56, Grok 103 e Claude 492. Nel frattempo OpenAI ha risposto con Dots e la corsa si è fatta decisamente affollata.

Per chi legge dall’Italia c’è subito un freno. Muse gira su iOS e Android ma per adesso è disponibile soltanto negli Stati Uniti e in Canada, quindi da noi non si può ancora scaricare.

Muse tra classifiche e una spinta pubblicitaria imponente

Appena uscito, Muse ha scavalcato ChatGPT come app gratuita più scaricata dell’App Store americano ed è rimasto in vetta per 12 giorni consecutivi. Si tratta di un agente capace di navigare sul web e di sbrigare compiti al posto dell’utente come inviare email, fare acquisti, compilare moduli e prenotare viaggi. Solo 23 app hanno toccato i 5 milioni di download negli Stati Uniti entro 22 giorni dal debutto e circa l’85% sono giochi come Fortnite, Pokémon GO e Candy Crush. Le uniche eccezioni erano Disney+, HBO Max e Threads.

Dietro ai numeri c’è però anche parecchia pubblicità. Il 16 settembre Meta ha alzato gli investimenti promozionali e quel giorno i download sono cresciuti del 73% rispetto al giorno prima. Nelle due settimane successive Muse si è preso fino al 50% delle impressioni giornaliere che l’azienda riserva ai propri prodotti, togliendo spazio perfino a Facebook e WhatsApp. Anche la Borsa ha apprezzato visto che il titolo Meta a settembre è salito del 29%, avviandosi verso il mese migliore dal 2013. Muse è gratuito entro un certo limite di utilizzo, con piani a partire da circa 17 euro al mese.

Come funziona Dots, la risposta di OpenAI

Presentato al DevDay del 29 settembre, Dots è descritto da OpenAI come una famiglia di agenti “straordinariamente capaci, sempre attivi e pensati per gestire qualsiasi cosa”. Ogni dot appare come un piccolo personaggio tondo e colorato, un pallino appunto, dall’aria simpatica e molto vicina a quella di Muse. Sotto il cofano lavora il modello GPT 6 Astra e ciascun agente dispone di un proprio computer nel cloud con un browser dedicato. Tramite i plugin di ChatGPT si collega a oltre 4.000 app, lavora 24 ore su 24 e segue più progetti in parallelo.

Ci si parla come con un collega, scrivendogli o chiamandolo in ChatGPT da computer, web e smartphone oppure contattandolo su Slack e Teams. Il contesto lo accompagna ovunque e col tempo il dot impara preferenze e modo di ragionare di chi lo usa. La funzione più curiosa si chiama proactive research e permette all’assistente di cercare da solo modi per rendersi utile consultando le app collegate in sola lettura. A un tester ha perfino preparato una fattura dimenticata, inviata poi dopo la sua approvazione. Con le Custom Rules si decide cosa consentire, cosa far approvare e cosa bloccare, mentre operazioni delicate come cambiare una password restano sempre all’utente.

Il primo dot è incluso nell’abbonamento ma serve il piano Pro da circa 170 euro al mese oppure Business Premium. In Europa i clienti Pro restano esclusi perché la distribuzione lascia fuori lo Spazio economico europeo, la Svizzera e il Regno Unito, e OpenAI non ha indicato quando né se arriverà.

Grok Bot era arrivato prima di tutti

A portare l’idea al grande pubblico è stato in realtà Grok Bot, lanciato da SpaceXAI l’11 agosto, quasi un mese prima di Muse. È il primo prodotto nato dalla fusione tra SpaceX, xAI e la startup Cursor ed era partito come prototipo interno usato dai dipendenti per vendite, marketing, amministrazione e correzione dei bug. Anche qui ogni bot ha il suo computer nel cloud, può coordinarne altri e ripete da solo un lavoro dopo averlo visto svolgere una volta. Il servizio è in beta per gli abbonati SuperGrok e per quelli di Cursor, su computer e iOS.

Meta intanto guarda già agli oggetti fisici con Muse Charm, un gadget tascabile con schermo e personaggio personalizzabile che ricorda un Tamagotchi, atteso a dicembre. Sul tavolo però ci sono anche i dubbi legati ai costi e all’abitudine, perché milioni di download non equivalgono a milioni di persone che usano l’agente ogni giorno, come ha osservato John Waldmann, CEO di Homebase.

Fonte: TecnoAndroid

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