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Game Boy pilota un drone: il progetto con Arduino e porta Link

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Un Game Boy tirato fuori da uno scatolone in soffitta può fare cose che nel 1989 nessuno avrebbe messo in preventivo, tipo pilotare un drone. È successo davvero nel 2016, quando Gautier Hattenberger, appassionato di volo radiocomandato, recuperò il suo vecchio portatile Nintendo a casa dei genitori e decise di usarlo come controller per un Parrot ARDrone 2.0. Non un esperimento a metà, ma qualcosa che funzionava sul serio: premendo i pulsanti della console si poteva far ruotare il velivolo, guidarlo nello spazio e infine farlo atterrare.

La storia all’epoca passò piuttosto in sordina, nessun clamore, nessun video virale che facesse il giro del mondo. Eppure, a dieci anni di distanza, resta probabilmente il risultato più sorprendente mai ottenuto nel campo dell’aviazione amatoriale usando una console a 8 bit come telecomando. Il fascino sta tutto lì, in quella combinazione improbabile tra un oggetto pensato per far saltare un idraulico baffuto su piattaforme bidimensionali e un quadricottero che si alza in volo in giardino.

Il passaggio decisivo riguarda la porta Link, quel connettore laterale che negli anni Novanta serviva a collegare due console per scambiarsi Pokémon o sfidarsi a Tetris. Hattenberger costruì un cavo modificato, lo collegò a una scheda Arduino e da lì iniziò a intercettare i segnali generati dalla pressione dei pulsanti. I dati venivano poi inoltrati tramite un chip FTDI verso la porta USB di un computer portatile. A chiudere il cerchio, un piccolo programma scritto apposta che traduceva ogni input del Game Boy nei comandi che il drone era in grado di capire.

Detto in modo semplice, la console non parlava direttamente con il velivolo. Faceva da interfaccia fisica, una specie di joystick d’epoca, mentre Arduino e il computer si occupavano di tutto il lavoro sporco di traduzione e trasmissione. Una catena di montaggio artigianale, montata pezzo per pezzo, che però reggeva alla prova pratica.

Dove il sistema si ferma

C’è un limite evidente, e riguarda il video. La porta Link del Game Boy originale era stata progettata per trasferire circa 1 KB al secondo, una quantità di dati che nel 1989 bastava e avanzava per far viaggiare qualche informazione tra due cartucce, ma che oggi risulta ridicola se l’obiettivo è ricevere in tempo reale il flusso della videocamera di un drone. Troppo poca banda, semplicemente. Le immagini dovevano quindi essere visualizzate sullo schermo del computer, mentre il piccolo display verdastro restava a guardare.

Il progetto resta comunque una dimostrazione interessante di come l’hardware vecchio possa essere riutilizzato, a patto di conoscere bene come funziona sotto la scocca. La logica è quella classica del modding: prendere un protocollo di comunicazione ormai dimenticato, capirne il linguaggio, costruirci intorno un ponte verso qualcosa che quarant’anni fa non esisteva nemmeno. Arduino, in questo senso, ha reso accessibile a molti quello che prima era territorio riservato a ingegneri con strumentazione da laboratorio.

Fonte: TecnoAndroid

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