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n’indagine della USITC rischia di mettere nei guai alcuni tra i telefoni più venduti al mondo, perché nel mirino finiscono Galaxy, Pixel e iPhone insieme a una serie di accessori, con la prospettiva tutt’altro che teorica di un divieto di vendita negli Stati Uniti. Al centro della vicenda ci sono tre brevetti di proprietà di BoomCloud 360, che secondo la contestazione sarebbero stati violati. La Commissione per il commercio internazionale degli Stati Uniti ha deciso di vederci chiaro e ha aperto il procedimento. Detta così sembra una questione da addetti ai lavori, e in parte lo è, ma le conseguenze possono essere molto concrete. Quando la USITC apre un’istruttoria su presunte violazioni di brevetti, il punto non è tanto risarcire qualcuno con un assegno, quanto stabilire se determinati prodotti possano continuare a entrare e a essere venduti sul mercato statunitense. È uno strumento che pesa, e chi lo utilizza lo sa bene.
Tre brevetti, un solo obiettivo
I brevetti contestati sono tre e appartengono a BoomCloud 360. La società sostiene che le tecnologie coperte da quei titoli siano finite dentro dispositivi che nessuno faticherebbe a riconoscere sugli scaffali di un negozio, dai telefoni Samsung a quelli Google, passando per la gamma Apple. Non solo smartphone, peraltro, visto che nell’elenco dei prodotti potenzialmente coinvolti compaiono anche alcuni accessori. La formula dell’indagine USITC è particolare rispetto a una normale causa civile. Il procedimento tende a essere più rapido di quanto si immagini per una controversia sulla proprietà intellettuale, e l’esito possibile più temuto dalle aziende è un ordine che blocca l’importazione dei prodotti giudicati in violazione. Per colossi che producono altrove e vendono negli Stati Uniti quantità enormi di dispositivi, una misura del genere non è un dettaglio contabile.
Cosa rischiano davvero Galaxy, Pixel e iPhone
Va detto con chiarezza che al momento si parla di un’indagine, non di una condanna. L’apertura del procedimento significa che la Commissione ha ritenuto la questione meritevole di approfondimento, non che le accuse siano state accolte. Le aziende coinvolte avranno modo di difendersi, contestare la validità dei brevetti oppure sostenere che i loro prodotti non li violino affatto. È la prassi, ed è anche il motivo per cui questi casi raramente si chiudono in fretta come i titoli farebbero pensare. Nella storia recente del settore, vicende simili si sono risolte in vari modi. Accordi di licenza firmati lontano dai riflettori, modifiche software distribuite per aggirare il problema, oppure trattative che si chiudono prima ancora che arrivi una decisione definitiva. Lo scenario dell’effettivo blocco alla vendita esiste, ma resta l’ipotesi più estrema e meno frequente.
Per chi possiede già un dispositivo, comunque, non cambia nulla nell’immediato. Un eventuale provvedimento riguarderebbe l’ingresso di nuovi prodotti sul mercato statunitense, non i telefoni finiti in tasca ai consumatori. Il vero interrogativo riguarda le prossime generazioni di Galaxy, Pixel e iPhone, e la possibilità che qualcuno debba rivedere qualche componente o qualche funzione per mettersi al riparo.
Curioso, se si guarda alla scena da lontano, che tre aziende che si combattono su tutto si ritrovino dalla stessa parte del tavolo. Succede spesso nelle controversie sui brevetti, dove il contendente è un soggetto esterno che rivendica la paternità di una tecnologia diventata nel frattempo diffusa. La palla adesso passa alla USITC, che dovrà stabilire se le rivendicazioni di BoomCloud 360 abbiano fondamento.
Fonte: TecnoAndroid








