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Foxconn, Apple sotto il 29%: ora comandano i server AI

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Per anni il rapporto tra Foxconn e Apple è stato praticamente un matrimonio economico. Più della metà del fatturato del colosso taiwanese arrivava dagli ordini di Cupertino, soprattutto dall’assemblaggio degli iPhone. Nell’ultimo trimestre quella quota è scesa sotto il 29%, e la cosa più interessante è che l’azienda stessa mette le mani avanti dicendo che si tratta di un cambiamento definitivo, non di una parentesi passeggera.

Chi conosce la filiera sa quanto peso abbia avuto lo stabilimento di Zhengzhou, così grande che in Cina la città viene chiamata amichevolmente iPhone City. In un certo momento, circa l’80% della produzione mondiale di iPhone passava da quel singolo impianto. Numeri che spiegano bene perché per lungo tempo parlare di Foxconn significasse, di fatto, parlare di Apple.

Foxconn e Apple: il sorpasso dei server per l’intelligenza artificiale

Il punto da chiarire subito è che il calo non dipende da un rallentamento nella produzione di iPhone. Il motivo sta altrove, e ha un nome preciso: i server per l’intelligenza artificiale. La divisione cloud e networking, quella che costruisce proprio queste macchine, ha rappresentato il 51% del fatturato nei tre mesi conclusi a giugno. È la prima volta che questo segmento supera la metà del totale. L’elettronica di consumo intelligente, il comparto che contiene iPhone, si è fermata al 29%.

Il sorpasso, insomma, è avvenuto. E Foxconn ha superato una linea che, secondo le sue stesse dichiarazioni, non tornerà indietro a oltrepassare. Michael Chiang, amministratore delegato in carica secondo il sistema di rotazione adottato dal gruppo, ha spiegato agli analisti che si tratta di una trasformazione strutturale e non ciclica. Gli investimenti nel cloud, ha detto, diventeranno il fattore di crescita più importante per Hon Hai nei prossimi anni.

Apple, nel frattempo, ha continuato a lavorare per diversificare la produzione di iPhone fuori dai confini cinesi, ma Foxconn è rimasta il partner principale per l’assemblaggio. Il legame quindi non si è spezzato, semplicemente conta meno in proporzione, perché il resto è cresciuto molto più in fretta.

Non è un caso isolato: anche TSMC corre sull’AI

Lo stesso vento soffia su un altro fornitore chiave di Apple. TSMC sta registrando una crescita rapidissima nel settore dell’intelligenza artificiale, in particolare con CoWoS, la tecnologia avanzata di packaging da cui dipendono i chip AI. Le previsioni del mercato indicano un aumento di capacità superiore al 50% nel corso del prossimo anno.

Detta così sembrerebbe una notizia solo positiva. Gli investitori però non festeggiano del tutto, e il motivo si intuisce: si parla molto di una possibile bolla dell’AI, e legare una fetta così grande dei propri conti a un unico settore in piena euforia comporta rischi. I titoli Foxconn hanno guadagnato il 17% quest’anno, un risultato di per sé non male, ma parecchio più modesto se confrontato con il 57% messo a segno complessivamente dalle società taiwanesi.

Il quadro che emerge è quello di un’azienda che ha cambiato pelle senza smettere di fare quello che sapeva fare. Le linee di assemblaggio degli iPhone continuano a girare, i volumi non sono il problema. Solo che accanto a quelle linee ne sono nate altre, dedicate ai data center e alle macchine che alimentano i modelli di intelligenza artificiale, e in termini di ricavi pesano ormai di più.

Per Apple resta comunque il fornitore centrale nella catena di montaggio dei suoi dispositivi più venduti. Per Foxconn, invece, il baricentro si è spostato in modo che l’azienda considera irreversibile, con una divisione cloud che da comparto complementare è diventata il cuore del bilancio in un solo trimestre. E con un amministratore delegato che indica gli investimenti nel cloud come la leva di crescita su cui puntare tutto nei prossimi anni.

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