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Chi porta al polso uno smartwatch Android troverà presto una novità dentro Find Hub per Wear OS, perché Google ha esteso anche alla versione da polso il controllo sulla condivisione della posizione, una funzione che fino a oggi era rimasta appannaggio esclusivo degli smartphone. Piccola aggiunta sulla carta, ma di quelle che cambiano il modo in cui si usa l’app tutti i giorni. Il contesto aiuta a capire il peso della cosa. Find Hub, ormai da oltre un anno, ha preso il posto di quello che tutti conoscevano come “Trova il mio dispositivo”, diventando il punto di riferimento per rintracciare telefoni, tablet, cuffie e accessori vari collegati all’account Google. Sullo smartwatch, però, l’app era rimasta una versione ridotta, utile soprattutto per far squillare il telefono lasciato chissà dove in casa. Adesso guadagna un pezzo che mancava.
Cosa cambia con la nuova sezione dedicata alle persone
L’aggiornamento viaggia attraverso il Play Store con la versione 1.0.429.0 dell’app e si riconosce al volo. Dentro l’interfaccia compare una nuova icona verde, con un disegno che riprende il radar già associato al marchio Find Hub, e quella è la porta d’ingresso alla sezione dedicata alle persone. Un tocco e si apre l’elenco di chi, in quel momento, può vedere dove ci si trova. Non è solo una lista di nomi. Accanto a ogni contatto viene indicato anche per quanto tempo la condivisione resterà attiva, dettaglio tutt’altro che secondario visto che spesso queste autorizzazioni vengono impostate a tempo, magari per una serata o per la durata di un viaggio, e poi ci si dimentica del tutto di averle attivate. Avere quella informazione a portata di polso significa poterla verificare in due secondi, senza tirare fuori il telefono dalla tasca.
Vale la pena chiarire un punto, perché è facile fraintendere. La novità di Find people non serve tanto a consultare la posizione degli altri, cioè delle persone che a loro volta hanno deciso di condividere i propri spostamenti. Serve piuttosto al controllo inverso, quello sulla propria privacy: capire chi sta ricevendo la posizione e fino a quando. Una funzione di verifica, insomma, più che di consultazione.
Perché conta soprattutto sugli smartwatch LTE
Il vero valore aggiunto emerge sui modelli con connettività autonoma. Su uno smartwatch LTE l’orologio funziona anche quando il telefono è rimasto a casa, in ufficio o dentro lo zaino di qualcun altro, e proprio in quelle situazioni la condivisione della posizione continua a girare senza appoggiarsi allo smartphone. Chi va a correre senza portarsi dietro il telefono, chi lavora in movimento, chi semplicemente preferisce uscire leggero: sono questi gli scenari in cui la gestione diretta dal polso ha davvero senso.
È anche il tipo di aggiunta che racconta la direzione presa da Google con Wear OS negli ultimi tempi, ovvero rendere l’orologio sempre meno dipendente dal telefono e sempre più capace di gestire da solo funzioni che prima richiedevano per forza uno schermo più grande. La distribuzione avviene in modo graduale attraverso il Play Store, quindi non tutti gli utenti vedranno comparire l’icona verde nello stesso momento.










