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Ferrari 458 Italia modificata, offerta shock da 300 mila euro

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Una Ferrari 458 Italia completamente stravolta da un kit carrozzeria giapponese si è ritrovata al centro di una trattativa che, in uno showroom di San Diego, ha assunto contorni quasi surreali. La proprietaria è Emelia Hartford, creatrice di contenuti californiana, arrivata dal concessionario per motivi tutto sommato ordinari e uscita con un’offerta da circa 300 mila euro in contanti sul tavolo. Bastava lasciare lì le chiavi. Detta così sembra una di quelle decisioni che si prendono in tre secondi, invece no.

Il punto è che quella macchina, per lei, non è soltanto un bene da monetizzare. È il perno attorno a cui gira il suo canale, l’auto che ne ha alimentato la crescita e che ancora oggi porta visualizzazioni, contratti pubblicitari e visibilità. Vendere significherebbe incassare parecchio, certo, ma anche perdere il volto più riconoscibile del progetto.

Di Maranello è rimasto pochissimo

Guardandola oggi, della 458 Italia uscita dalla fabbrica resta ben poco. Merito, o colpa, dipende dai gusti, del kit Liberty Walk in versione LB Works, firma del noto preparatore giapponese. Passaruota enormi fissati con rivetti a vista, sospensioni pneumatiche che schiacciano la vettura praticamente sull’asfalto, minigonne sporgenti, paraurti ridisegnati, cerchi Forgeline realizzati su misura e uno scarico dal sonoro decisamente sopra le righe.

È il tipo di elaborazione che non lascia spazio a posizioni intermedie. C’è chi la trova geniale e chi la considera uno scempio su una supercar che, nella sua versione originale, aveva già una sua eleganza. Nessuna via di mezzo, insomma, e questo conta parecchio quando si parla di rivendita.

I numeri raccontano una storia interessante

Facendo i conti, il quadro diventa più chiaro. Hartford aveva acquistato la Ferrari 458 per circa 120 mila euro, una cifra contenuta rispetto ai circa 200 mila euro che servivano per portarsela a casa nuova all’epoca. Il body kit LB Works da solo è costato attorno ai 25 mila euro, e a quello vanno aggiunti l’assetto regolabile, i cerchi su misura, lo scarico e decine di ore di lavoro specializzato.

Sommando tutto si arriva a un esborso complessivo di circa 172 mila euro. L’offerta ricevuta, come detto, si aggira sui 300 mila euro. La plusvalenza netta sarebbe di circa 130 mila euro, che non è esattamente spiccioli.

C’è però un dettaglio che rende la proposta ancora più ghiotta di quanto sembri a prima vista. Sul mercato dell’usato le Ferrari 458 in condizioni originali si muovono in una forbice compresa tra i 215 e i 258 mila euro. Le elaborazioni così estreme, invece, sono quasi sempre complicate da piazzare, perché il bacino di potenziali acquirenti si restringe parecchio. Un’auto personalizzata in modo tanto radicale parla a una nicchia, e le nicchie non fanno salire i prezzi. Ricevere un’offerta superiore alla quotazione di un esemplare intonso, con un kit che teoricamente ne abbassa il valore commerciale, è una circostanza che capita raramente.

Vendere o tenersi la protagonista del canale

Eppure la scelta resta tutt’altro che scontata. Nella quotidianità di Emelia Hartford quella Ferrari è diventata un personaggio a tutti gli effetti, il progetto attorno al quale ruotano i video, le collaborazioni con gli sponsor e la sua presenza nell’ambiente delle vetture ad alte prestazioni. Non è un accessorio, è il biglietto da visita.

Firmare quel contratto vorrebbe dire incassare una somma importante e allo stesso tempo chiudere un capitolo centrale della propria immagine pubblica. Nei commenti sotto ai suoi contenuti molti follower le hanno consigliato di lasciar perdere l’offerta, ricordandole che certi progetti costruiti nel tempo hanno un valore che non si riesce a tradurre in un margine di guadagno.

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