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ChatGPT Ads sfonda il muro del miliardo e arriva in Italia

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La pubblicità di ChatGpt ha smesso di essere un esperimento e ha iniziato a portare soldi veri, tanti e in fretta. OpenAI ha comunicato che ChatGpt Ads ha toccato quota un miliardo di dollari di fatturato annualizzato, ovvero circa 920 milioni di euro se si guarda al ritmo attuale proiettato su dodici mesi. Non è una cifra incassata, è una fotografia della velocità con cui il business sta correndo. E la velocità, in questo caso, è la notizia più interessante di tutte.

Il progetto è nato a febbraio di quest’anno, quindi parliamo di pochi mesi. Il pilota americano aveva già superato i 100 milioni di dollari annualizzati, poco più di 90 milioni di euro, dopo appena sei settimane di vita. Oggi sulla piattaforma lavorano decine di migliaia di inserzionisti e la raccolta pubblicitaria si è affiancata alle altre gambe su cui poggia il fatturato di OpenAI, cioè gli abbonamenti, i servizi pensati per le aziende e le API vendute agli sviluppatori.

L’Europa entra nel gioco e l’Italia c’è

Il salto di scala coincide con lo sbarco nel Vecchio Continente. Dal 24 agosto ChatGpt Ads è attivo in 31 mercati europei, Italia inclusa, dopo una prima fase gestita direttamente dal team commerciale della società insieme ad alcuni partner tecnologici. Un rodaggio controllato, insomma, prima di aprire i rubinetti a tutti.

E i rubinetti si aprono proprio oggi, 31 agosto, con l’arrivo dell’accesso self service ad Ads Manager per gli inserzionisti che rispettano i requisiti. Tradotto in pratica, startup, piccole e medie imprese e realtà più strutturate possono costruire e gestire le proprie campagne da sole, senza passare da un intermediario. Lo strumento era stato presentato negli Stati Uniti il 9 febbraio e poi allargato progressivamente ad altri mercati, tra cui Regno Unito, Brasile, Messico, Giappone e Corea del Sud.

Chi vede gli annunci e chi no

Il punto centrale, per capire quanto pesi questa mossa, è la platea. OpenAI dichiara che ChatGpt supera il miliardo di utenti attivi ogni settimana, un bacino che pochissime piattaforme al mondo possono vantare. Su una base del genere anche una monetizzazione leggera produce numeri enormi, ed è esattamente quello che sta succedendo.

Gli annunci non compaiono ovunque. Possono apparire sui piani Free e Go, quelli gratuiti o a basso costo, mentre chi paga gli abbonamenti Plus, Pro, Business, Enterprise ed Edu continua a usare il chatbot senza alcuna inserzione. Una separazione netta, che ricalca il modello ormai classico del freemium applicato però a un assistente conversazionale, terreno decisamente più delicato di un feed social.

Il nodo della fiducia

Su questo fronte la società ha messo le mani avanti con una serie di garanzie. Le pubblicità, sostiene OpenAI, sono segnalate in modo chiaro e restano separate dalle risposte generate dal modello, così da non confondersi con il contenuto vero e proprio. Gli inserzionisti, inoltre, non ottengono accesso alle conversazioni private degli utenti. Chi usa il servizio, infine, può regolare il grado di personalizzazione degli annunci secondo le proprie preferenze.

La partita che si gioca ora riguarda la capacità di trasformare un pubblico gigantesco in un mercato pubblicitario solido e duraturo, senza incrinare il rapporto di fiducia che si è costruito attorno al prodotto. Perché un conto è vedere un banner mentre si scorre una timeline, un altro è riceverlo mentre si sta chiedendo un consiglio a un assistente digitale che molti trattano ormai come un interlocutore.

Intanto i numeri della raccolta pubblicitaria continuano a salire e l’apertura europea promette di spingere ulteriormente il ritmo, con l’accesso diretto ad Ads Manager che dal 31 agosto mette lo strumento nelle mani di chiunque abbia i requisiti per usarlo.

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