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FBI e intelligenza artificiale: Patel parla di +605%

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Il direttore dell’FBI Kash Patel ha messo un numero preciso sulla crescita dell’intelligenza artificiale dentro il bureau, e quel numero è 605%. Lo ha detto in un’intervista televisiva, attribuendo a sé stesso il merito dell’impennata da quando è entrato in carica. Il punto debole della dichiarazione è che nessuno, fuori dall’agenzia, sa bene a cosa si riferisca quella percentuale: manca un termine di paragone, manca la base di partenza, manca insomma il contesto che renderebbe la cifra leggibile.

Nella stessa intervista Patel ha spiegato che l’IA, se usata nel rispetto della legge, è uno strumento fondamentale per fare triage sui dati, cioè per separare in fretta il rumore dalle informazioni che contano. Ha citato in particolare la protezione dei minori e la prevenzione delle sparatorie nelle scuole, raccontando che proprio grazie a questi strumenti è stato possibile seguire una segnalazione e fermare un attacco in North Carolina, oltre ad altri casi in una mezza dozzina di Stati dal suo giuramento in poi.

I numeri che si riescono a verificare

Sulla reale diffusione dell’intelligenza artificiale all’FBI i dati pubblici sono pochi, ma qualche traccia esiste. Un rapporto di febbraio 2026 sull’inventario dei casi d’uso dell’IA al Dipartimento di Giustizia relativo al 2025 ne assegnava 50 all’FBI, di cui nove classificati come ad alto impatto. Più avanti, ad agosto, la responsabile per l’intelligenza artificiale dell’agenzia, Katie Noyes, ha parlato invece di 139 casi d’uso approvati, quasi il triplo rispetto al conteggio precedente. Una crescita reale, quindi, anche se lontana dalle proporzioni evocate da Patel.

C’è poi il lato delle forniture. La General Services Administration ha inserito Claude, Gemini e ChatGPT tra i prodotti approvati, rendendoli disponibili alle agenzie federali. A maggio il Pentagono ha firmato otto accordi con altrettante società del settore. E qualche mese fa l’FBI ha pubblicato un documento di approvvigionamento con cui chiedeva proposte ai fornitori per server AI per un valore di circa 80 milioni di euro, segnale abbastanza chiaro di un’infrastruttura che si vuole allargare.

Il rapporto diretto con i big del settore

Il 15 settembre, durante un’audizione al Senato, Kash Patel ha sostenuto di poter contattare direttamente gli amministratori delegati delle principali aziende di intelligenza artificiale, aggiungendo che ognuno di loro ha risposto alle richieste dell’agenzia e ha collaborato su questioni di applicazione della legge. Il passaggio più interessante riguarda il motivo: avere accesso ai modelli dei fornitori renderebbe più semplice contrastare i crimini commessi con l’aiuto dell’IA, visto che le organizzazioni criminali si stanno costruendo modelli propri sfruttando tecniche di distillazione.

Nel frattempo il bureau ha creato una categoria dedicata ai reati legati all’intelligenza artificiale. Nell’ultimo Internet Crime Report vengono indicati come terreni più battuti dai truffatori gli investimenti, le truffe sentimentali e le false offerte di lavoro. In un intervento pubblicato a maggio, Patel aveva collegato all’uso di strumenti di IA, compreso il riconoscimento facciale, un aumento del 30% dei minori scomparsi ritrovati e una crescita del 20% degli arresti per abusi su minori.

Sempre in quel testo il direttore descriveva applicazioni molto concrete: trascrizione automatica delle chiamate, sintesi rapide dei contenuti, correlazione tra contatti e altre denunce ricevute. Il paragone che faceva era con il lavoro manuale degli analisti, che per elaborare i messaggi raccolti con un mandato di perquisizione possono impiegare settimane, mentre un sistema automatico riesce a farlo in tempi molto più brevi. Messi in fila, questi elementi raccontano un’agenzia che sull’intelligenza artificiale sta effettivamente investendo, tra contratti, infrastrutture e nuove categorie investigative. Quel 605%, però, continua a essere una cifra senza un punto di riferimento a cui agganciarsi.

Fonte: TecnoAndroid

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