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Falcon 9 di SpaceX si schianta sulla Luna: previsione centrata

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Il secondo stadio del razzo Falcon 9 di SpaceX si è schiantato sulla Luna, e a raccontarlo in anticipo era stato un astronomo che aveva visto tutto arrivare con largo anticipo. A fine aprile Bill Grey, sul suo sito Project Pluto, aveva pubblicato un articolo piuttosto dettagliato in cui prevedeva l’impatto di un oggetto artificiale contro il nostro satellite. Previsione centrata in pieno. La mattina del 5 agosto quello stadio del razzo ha raggiunto la superficie lunare, colpendo il suolo a una velocità stimata attorno agli 8.700 km/h. La conferma di quello che stava per succedere è arrivata poche ore prima, sia dalla NASA sia dalla società di Elon Musk.

Non è una cosa che capita tutti i giorni vedere un frammento di razzo terminare la sua corsa così, ma neppure un evento drammatico. L’agenzia spaziale americana ha spiegato di voler seguire da vicino la faccenda grazie alle immagini raccolte da due sonde in orbita. La prima è il suo Lunar Reconnaissance Orbiter, la seconda è il Pathfinder Lunar Orbiter sudcoreano, che porta a bordo la strumentazione ShadowCam. È molto probabile che nel giro di poco tempo arriveranno le fotografie autentiche del cratere lasciato dalla collisione.

Il cratere e le prime stime dopo l’impatto sulla Luna

Le simulazioni parlano di un buco largo circa 18 metri e profondo intorno ai 3,5 metri. La posizione? Vicina ai crateri di Einstein e Bell, proprio a ridosso del confine tra la parte illuminata della Luna e quella che resta in ombra. Un punto interessante, perché mette la zona colpita in una condizione particolare per l’osservazione.

La stessa NASA ha voluto tranquillizzare tutti su un aspetto che a qualcuno poteva venire in mente. Nessun pericolo per la Terra, e anzi impatti di questa portata sulla Luna accadono con una certa regolarità, in media una volta ogni sei giorni. La differenza è che di solito a provocarli sono i meteoroidi, non pezzi di razzi costruiti dall’uomo. L’amministratore Jared Isaacman ha aggiunto un dettaglio che aiuta a mettere le cose in prospettiva, ricordando che collisioni del genere si registrano fin dai tempi delle prime missioni Apollo.

Il fatto che questa volta a schiantarsi sia stato un frammento artificiale, e per giunta legato a un nome ingombrante come quello di SpaceX, ha ovviamente attirato più attenzione del solito. Ma dal punto di vista tecnico si tratta di un fenomeno tutt’altro che raro, e le agenzie spaziali sono ormai abituate a monitorarlo. Le prossime immagini catturate dalle sonde in orbita permetteranno di confrontare le previsioni con la realtà, verificando quanto le stime sul cratere si avvicinino a ciò che è successo davvero sulla superficie lunare.

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