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Superman III, il film che Christopher Reeve non ha mai digerito

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Nel lungo percorso di Christopher Reeve con il mantello di Superman c’è un film che l’attore non è mai riuscito a digerire fino in fondo. Si tratta di Superman III, il terzo capitolo della saga, che secondo lui aveva spinto il personaggio troppo in là sul terreno della comicità. “Non mi è sembrato che avesse lo stile giusto” aveva detto senza troppi giri di parole, lasciando intendere quanto quel progetto lo avesse frustrato nonostante tutto l’impegno messo sul set.

Per capire da dove nasca quel rimpianto bisogna tornare indietro al 1978, quando il primo film uscì nelle sale e diventò un fenomeno enorme. Da quel momento il volto di Reeve è rimasto legato per sempre all’Uomo d’Acciaio, e non per caso. L’attore aveva affrontato il ruolo con una dedizione rara, e per il pubblico incarnava l’immagine quasi ideale dell’eroe. A soli 24 anni aveva messo su 13 chili di muscoli per entrare in quella che all’epoca era la produzione più costosa della storia del cinema. Un percorso sfiancante, che però aveva portato a un successo clamoroso.

Il cambio di rotta e l’arrivo di Richard Lester

Il lavoro di Christopher Reeve non si limitava a sollevare automobili o salvare il mondo. Doveva trovare un equilibrio delicato tra il lato eroico e una vena di umorismo che, film dopo film, diventava sempre più presente. Anzi, quella tensione si avvertiva già durante le riprese del primo capitolo. Il film originale e il suo seguito vennero girati quasi in contemporanea, ma il regista Richard Donner fu allontanato perché non condivideva del tutto la direzione creativa che si stava delineando. Al suo posto arrivò Richard Lester, chiamato a completare la seconda parte.

Con Superman II quella componente comica venne approfondita parecchio e il risultato piacque. Piacque abbastanza da convincere la Warner Bros a richiamare Lester e a spingerlo verso una versione ancora più leggera e divertente del supereroe. Lo studio arrivò persino a coinvolgere Richard Pryor, considerato uno dei più grandi comici di sempre, proprio per avere accanto al protagonista qualcuno capace di portare il tono del racconto al suo estremo più spassoso.

Un terzo capitolo troppo buffo e l’ultimo tentativo

Le cose però non andarono come previsto. I diversi stili comici non si amalgamarono e Superman III finì per risultare eccessivamente caricaturale agli occhi degli spettatori. E anche a quelli del suo protagonista, che quella direzione proprio non l’aveva sposata. Nel 1985, in un’intervista al Washington Post, Reeve spiegò il suo punto di vista con franchezza: “Non mi è sembrato che avesse lo stile giusto. Era troppo approssimativo e tutto giocato sullo scherzo”.

Proprio per questo l’attore provò a riportare il personaggio su un terreno più ispirato e drammatico con Superman IV. Il film affrontava un tema molto concreto per quegli anni, ovvero la crescente corsa agli armamenti nucleari su scala globale. L’intenzione era seria e l’interpretazione di Reeve andava nella direzione corretta, ma la pellicola che gli girava attorno si rivelò troppo assurda per risultare credibile. Fu così che la sua avventura nei panni del supereroe si interruppe di colpo, nel modo più amaro possibile.

Fonte: TecnoAndroid

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