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Pirelli Cyber Tyre, il sensore da 13 grammi che legge la strada

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Le auto di oggi osservano il mondo con telecamere, radar, ultrasuoni e in qualche caso perfino con il Lidar, eppure c’è un dettaglio che raramente finisce sotto i riflettori. Tutta questa elettronica, alla fine, deve fare i conti con l’asfalto passando per un unico punto di contatto, cioè gli pneumatici. È proprio qui che entra in gioco Pirelli Cyber Tyre, la tecnologia che porta un sensore dentro la gomma e la trasforma in una fonte di dati capace di raccontare in tempo reale cosa accade tra ruota e strada.

Il contesto è quello di vetture sempre più imbottite di sensori, pensati per studiare l’ambiente circostante e adattare i parametri di guida in funzione della sicurezza. Un ecosistema elettronico che rappresenta la base su cui costruire la guida autonoma completa, ma che finora ha considerato solo in minima parte il ruolo delle gomme. Su questo fronte Pirelli si è mossa da pioniera, lavorando da tempo con il proprio reparto di ricerca e sviluppo e con una rete di aziende partner, alcune delle quali partecipate. L’idea di fondo è semplice da spiegare, molto meno da realizzare, perché si tratta di un’auto che non si limita a percorrere la strada ma riesce a “leggerla” per adattarsi nel modo migliore.

Un sensore da 13 grammi che sopporta accelerazioni fino a 4.000 g

Tutto nasce dall’esigenza di capire direttamente dallo pneumatico quei fenomeni che hanno conseguenze immediate sulla sicurezza. L’esempio più chiaro è l’aquaplaning, la perdita di aderenza causata dall’acqua presente sull’asfalto. Il dispositivo messo a punto da Pirelli pesa appena 13 grammi e racchiude un sensore, una batteria e un sistema di trasmissione. Non è un oggetto che vive in condizioni tranquille, anzi. All’interno della ruota può subire accelerazioni che arrivano a 4.000 g, un valore che dà l’idea di quanto debba essere robusto.

Le informazioni raccolte passano poi a un software che le elabora e le rende utilizzabili dalle centraline della vettura. Qui diventa decisiva la collaborazione con Bosch, gruppo tecnologico tedesco specializzato in elettronica e sensoristica, grazie alla quale il Cyber Tyre può dialogare con l’ABS, il controllo elettronico della stabilità e il controllo di trazione. Le prime applicazioni hanno riguardato hypercar firmate McLaren, Pagani e Aston Martin, mentre ora l’obiettivo è portare la tecnologia su modelli destinati a un pubblico decisamente più ampio.

Dalla sensor fusion al dialogo tra auto e infrastruttura

Il passo successivo consiste nell’incrociare i dati della gomma con quelli degli altri dispositivi installati a bordo. È il principio della sensor fusion, che mette insieme informazioni di natura diversa per ottenere una lettura più accurata del comportamento del veicolo. In questo ambito Pirelli lavora con RIDEsense, realtà nata dall’Università Federico II di Napoli, e ha investito in Niulinx, società nata dal Politecnico di Milano e attiva nel campo della guida autonoma. C’è poi il progetto con Univrses, azienda svedese esperta di intelligenza artificiale e computer vision, che abbina i dati degli pneumatici a quelli raccolti dalle telecamere.

La stessa logica può allargarsi all’intera rete viaria. Attraverso la partnership con Movyon, società tecnologica del Gruppo Autostrade per l’Italia, le auto dotate di Cyber Tyre possono diventare veri e propri strumenti mobili per monitorare lo stato dell’infrastruttura. In prospettiva la gomma potrebbe contribuire a una comunicazione bidirezionale tra veicolo e strada, con sistemi in grado non solo di inviare dati ma anche di riceverli insieme a suggerimenti in tempo reale. Progetti con radici profonde nel territorio italiano ma con una portata internazionale, come dimostra il luogo in cui questi dati vengono elaborati. Se ne occupa il Digital Solutions Center Pirelli di Bari, inaugurato nel 2022 e sviluppato insieme alle università locali, dove lavora una squadra di circa 80 specialisti.

Fonte: TecnoAndroid

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