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Una società di informatica forense con sede in Virginia, recentemente accusata dalle autorità americane di essere in realtà gestita da cittadini russi, avrebbe preso parte a progetti sostenuti dall’Unione europea vendendo i propri servizi alle forze dell’ordine di diversi Paesi membri. Si tratta di Oxygen Forensics, azienda specializzata nell’estrazione e nell’analisi di dati digitali, e tra gli Stati in cui i suoi strumenti risultano presenti compare anche l’Italia.
La vicenda è stata ricostruita a partire da documenti pubblici che delineano un quadro piuttosto articolato. Il nome della società emerge infatti in contesti diversi, dalla ricerca finanziata con fondi comunitari fino alle indicazioni operative destinate agli investigatori. Un intreccio che riguarda da vicino il delicato mondo delle prove digitali, quelle raccolte da smartphone e altri dispositivi e poi utilizzate nei procedimenti penali.
I progetti finanziati da Bruxelles in cui compare Oxygen Forensics
Stando alla documentazione disponibile, i servizi di Oxygen Forensics sarebbero stati impiegati in almeno due progetti finanziati dall’Unione europea. Il primo porta il nome di Evidence, un programma che tra il 2014 e il 2016 ha ricevuto oltre 1,9 milioni di euro di finanziamenti europei. In quel caso l’azienda figurava tra le realtà consultate per attività pensate per individuare possibili semplificazioni nella gestione e nello scambio delle prove digitali impiegate nei processi penali.
Il secondo progetto si chiama invece Inspectr ed è stato finanziato attraverso il programma Horizon 2020. L’obiettivo era aiutare le forze di polizia europee a raccogliere e analizzare il materiale digitale estratto con strumenti differenti. Qui il legame con la società appare ancora più concreto, perché il progetto ha sviluppato un software in grado di elaborare anche i dati ottenuti proprio con Oxygen Forensics, rendendoli più accessibili e più semplici da esaminare per gli investigatori.
Il documento della Procura di Sassari e gli altri Paesi europei
Sul fronte italiano i documenti esaminati portano alla Procura di Sassari. Esiste infatti un atto riconducibile all’ufficio giudiziario sardo, datato aprile 2026, nel quale Oxygen Forensics viene citata espressamente tra i sistemi che la polizia giudiziaria può utilizzare per l’estrazione e l’analisi dei dati contenuti nei dispositivi mobili. Il riferimento però ha un carattere puramente indicativo. La società compare nell’elenco degli strumenti utilizzabili ma non come sistema principale adottato per l’analisi.
Il testo lo chiarisce senza ambiguità. «In ambito mobile possono essere utilizzati, tra gli altri, sistemi di estrazione e analisi quali Cellebrite Ufed/Inseyets, GrayKey, Msab Xry, Oxygen Forensics, Magnet Axiom, nonché ulteriori strumenti equivalenti», si legge nel documento. Qualche riga più avanti arriva poi una precisazione ulteriore, secondo cui «l’indicazione degli strumenti sopra richiamati ha carattere meramente ricognitivo e non tassativo». Quello italiano comunque non sarebbe un caso isolato. I dati relativi agli appalti pubblici mostrano che i prodotti dell’azienda risultano acquistati o comunque accreditati presso le forze dell’ordine di altri Paesi europei, tra cui Germania, Spagna, Polonia, Romania e Lettonia. Una diffusione che conferma quanto gli strumenti di Oxygen Forensics abbiano trovato spazio nelle attività investigative di mezza Europa. Va però specificato un punto importante. La presenza dei prodotti della società nei progetti comunitari e nel lavoro delle forze dell’ordine europee non implica di per sé che le autorità coinvolte fossero a conoscenza delle accuse mosse in seguito negli Stati Uniti nei confronti dell’azienda.
Fonte: TecnoAndroid








