In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
Chi si è trovato con gli account Facebook e Instagram bloccati sa bene che il problema non è solo tecnico, è anche economico: attorno alle sospensioni è nato un mercato fatto di agenzie, intermediari e sedicenti esperti che promettono di riportare online un profilo sparito nel nulla, spesso a cifre tutt’altro che simboliche. Le cause di un blocco sono varie. Un uso ritenuto in contrasto con le policy, un profilo sottratto da pirati informatici che poi lo sfruttano per i motivi più disparati, oppure semplicemente un errore del sistema. La strada più ovvia sarebbe parlare con Meta, peccato che riuscirci sia complicato e che, quando ci si riesce, non sempre il problema si risolva.
Da qui nascono due binari paralleli. Il primo è l’abbonamento a Meta Verified, sottoscritto da molti nella speranza di trovare un operatore in carne e ossa dall’altra parte dello schermo. Il secondo è quello delle agenzie di professionisti, alcune delle quali partner ufficiali, che offrono assistenza nel recupero. Nessuna delle due opzioni è gratuita e nessuna delle due è immediata.
Quanto costa riavere un profilo sospeso
Già nel 2025, tra giugno e luglio, erano arrivate segnalazioni di utenti sospesi per motivi gravissimi, addirittura abuso sessuale su minori, reati che non sarebbero mai avvenuti. Non si parla solo della perdita del profilo, ma di ripercussioni legali e di immagine pesantissime quando l’accusa non corrisponde al vero. Tra aprile e luglio dello stesso anno sono emersi anche casi di imprenditori che hanno visto la propria attività andare in sofferenza per una sospensione improvvisa. Alcuni di loro hanno riottenuto l’accesso solo dopo che la vicenda era finita sui giornali. In Italia le recensioni raccolte su Trustpilot raccontano bene il clima. Una società avrebbe chiesto a un utente fino a 1.500 euro per il recupero del profilo, con tempi stimati in almeno tre mesi. Alla fine Meta ha comunque rifiutato lo sblocco ed è nata una controversia sul rimborso. Va detto che si tratta di una delle poche valutazioni negative per quell’azienda, lasciata peraltro da un utente che, secondo la società stessa, avrebbe violato le regole della piattaforma. Il resto dei giudizi parla di clienti soddisfatti, sia del servizio sia del prezzo. Guardando all’estero le cifre salgono: alcuni intermediari arrivano a chiedere circa 5.600 euro, rimborsabili se l’account non torna attivo.
Ricorsi, PEC e tempi lunghissimi
C’è chi ce l’ha fatta con la pura ostinazione. Un gestore di una fanpage su Instagram si è visto cancellare la pagina a giugno 2025, dopo due anni di attività, perché considerata una impersonificazione. Undici mesi di mail, PEC e istanze presso ADR Center e AgCom, poi la riapertura. Altri aspettano poche ore, altri ancora mesi, quando non un anno intero, tempistiche legate ai controlli che Meta deve effettuare.
Il servizio offerto dagli intermediari, in fondo, è questo: supporto nella comunicazione con l’azienda e invio delle pratiche burocratiche, PEC compresa. Chi preferisce fare da sé può appoggiarsi ad avvocati che spiegano come muoversi, raccogliendo prove e documenti in caso di hackeraggio e diffidando Meta per le azioni automatiche che scattano quando un profilo sottratto viene segnalato e poi chiuso proprio perché violato.
Le scorciatoie e quello che dice Meta
Su un forum un utente ha raccontato di essere rimasto senza Facebook per quasi quattro mesi, fino alla resa: abbonamento Meta Verified a 16 euro al mese, unico modo per chattare con un operatore italiano. Due ticket aperti e nel 2025 il profilo è tornato. Su Reddit esiste un’intera comunità di persone nella stessa situazione, e qualcuno suggerisce perfino di farsi aiutare da un amico che ha già l’abbonamento.
Il caso più clamoroso arriva dal Regno Unito. Nicholas Humphries, fondatore di una compagnia sportiva, ha perso un profilo Instagram con dieci anni di storia e 470mila follower. Ha cercato aiuto persino su Telegram, dove alcuni chiedono fino a circa 4.300 euro. Dopo 25 settimane, nessun risultato, nonostante contatti con dipendenti Meta, ex dipendenti, avvocati e servizi professionali. Meta sostiene di stare potenziando gli strumenti di recupero, anche con l’intelligenza artificiale: Meta AI e il Support Assistant introdotto lo scorso marzo, attivo per ora tra Stati Uniti e Canada. Per gli utenti europei c’è il Digital Services Act, che dopo un ricorso interno respinto consente una seconda revisione umana o il ricorso a un organismo extragiudiziale certificato Ue, gratuito e con cui Meta è obbligata a collaborare.
Fonte: TecnoAndroid








