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Dispositivi di streaming più veloci e senza pubblicità invadente

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Comprare un dispositivo di streaming quando in salotto c’è già una smart TV sembra, a prima vista, una spesa inutile. Netflix, Disney+, Hulu e compagnia girano su entrambi, l’interfaccia è simile, il telecomando pure. Eppure chi ha provato a far convivere le due cose sa che la differenza esiste, e in certi casi è parecchio evidente, soprattutto quando il televisore comincia ad avere qualche anno sulle spalle e a mostrare i primi segni di stanchezza. Il punto di partenza è semplice: non tutte le smart TV nascono uguali. Amazon, Google e Roku concedono in licenza il proprio software a decine di produttori diversi, e il risultato è una forbice di prestazioni piuttosto ampia da un modello all’altro. Alcuni apparecchi fanno il loro lavoro, certo, ma con una lentezza che si nota eccome. Dipende tutto dal processore interno e dalla versione del sistema operativo installata al momento della vendita.

Velocità, stabilità e meno pubblicità addosso

Ed è qui che un box o una chiavetta di streaming diventa interessante. I modelli più recenti montano sistemi operativi pensati per la rapidità e l’efficienza, con un’esperienza d’uso decisamente più scattante. Va detto che anche gli streamer invecchiano e rallentano esattamente come i televisori, però sostituire un piccolo dispositivo costa infinitamente meno che cambiare l’intera TV.

Discorso analogo per l’affidabilità. Una smart TV moderna è di fatto un computer, e tutti sanno come finiscono i computer con il passare del tempo: iniziano a fare i capricci. Poche cose rovinano una serata sul divano quanto un televisore che si pianta ogni volta che parte Netflix. Il processore della TV deve gestire una quantità di compiti che va ben oltre lo streaming, e quando la RAM arriva al limite iniziano i singhiozzi. Un box dedicato invece fa una cosa sola, riprodurre contenuti, e questo aiuta a mantenere l’interfaccia reattiva.

Poi c’è il capitolo pubblicità. Samsung inserisce contenuti promozionali nei propri televisori dal 2016, e la stragrande maggioranza dei modelli firmati Amazon, Roku o TCL mostra banner in più punti dell’interfaccia. Succede anche su apparecchi di fascia alta. Nessuno sostiene che i dispositivi esterni siano immuni, anzi, parecchie soluzioni Roku e Google ne sono piene. La differenza è che tra gli streamer esistono più opzioni pulite: Apple TV, per esempio, non prevede spazi pubblicitari all’interno del sistema operativo. Stesso discorso per un dispositivo fai da te costruito su Raspberry Pi.

Aggiornamenti, funzioni extra e la comodità di portarselo dietro

Il supporto software è un altro nodo. Le smart TV ricevono aggiornamenti regolari per un certo periodo, poi il flusso si assottiglia fino a fermarsi. Da lì in avanti il sistema rallenta e diventa via via meno affidabile. Comprare una chiavetta o un box è un modo economico per aggirare il problema, soprattutto se confrontato con il prezzo di un televisore nuovo di zecca. Chi ha un apparecchio recente e veloce non se ne accorgerà, ma conviene tenere d’occhio la situazione quando il produttore smette di rilasciare firmware per quel modello.

Ci sono anche funzioni che i televisori semplicemente non offrono. Diversi box permettono di caricare contenuti personali e riprodurli tramite un media player, quasi tutti dispongono di memoria interna e molti possono essere collegati a un hard disk esterno, utile per chi vuole montare un server Plex. Alcuni includono un pulsante per ritrovare il telecomando smarrito, dettaglio banale ma sempre gradito. Parecchi modelli gestiscono anche la TV in diretta attraverso abbonamenti web, e un prodotto come NVIDIA Shield si difende benissimo pure sul fronte gaming.

Fonte: TecnoAndroid

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