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Con una mossa che ribalta anni di regole, l’amministrazione Trump ha deciso di cancellare i limiti alle emissioni di gas serra delle centrali elettriche statunitensi. L’annuncio arriva dall’EPA, l’agenzia federale per la protezione ambientale, che ha reso noto il piano per eliminare ogni vincolo residuo sulla quantità di inquinamento climatico che gli impianti di produzione di energia possono riversare nell’atmosfera. Il tempismo non è casuale, visto che la domanda di elettricità negli Stati Uniti sta crescendo come non accadeva da oltre dieci anni, spinta dai data center per l’intelligenza artificiale, dai veicoli elettrici e dal ritorno della produzione manifatturiera sul territorio nazionale.
Il risultato più immediato sarà un mix energetico più sporco. Il settore elettrico pesa per un quarto delle emissioni di gas serra dell’intero Paese, secondo solo ai trasporti, e ora si ritrova senza tetti da rispettare. Associazioni ambientaliste e gruppi a difesa dei consumatori hanno già annunciato battaglia, sostenendo che la corsa alla deregolamentazione presenterà un conto salato su tre fronti, ambiente, salute pubblica e portafogli delle famiglie americane.
EPA: dalla revoca sui veicoli a quella sugli impianti
Il percorso era già tracciato. A febbraio l’amministrazione aveva rovesciato la cosiddetta endangerment finding relativa ai veicoli, cioè quel riconoscimento formale secondo cui i gas serra “minacciano la salute pubblica e il benessere delle generazioni presenti e future”. Era proprio quel documento a permettere all’agenzia di regolare queste emissioni sulla base del Clean Air Act. Adesso la stessa logica viene estesa agli impianti di produzione elettrica.
Nella nota diffusa dall’agenzia si legge un ragionamento che fa discutere, ovvero che l’inquinamento da gas serra sarebbe “fuori dal perimetro regolatorio” dell’EPA perché i suoi effetti hanno “natura globale” e gli eventuali danni sanitari risultano “troppo incerti, congetturali, remoti e contorti” per essere collegati in modo specifico al settore elettrico statunitense. Una posizione che si scontra con il consenso scientifico consolidato sul legame tra combustibili fossili e cambiamento climatico. Gli Stati Uniti, va ricordato, hanno prodotto più gas serra di qualsiasi altro Paese nella storia e restano tra i primi emettitori al mondo, subito dopo la Cina.
Sul piano pratico l’agenzia fa due cose insieme. Da un lato rende definitiva l’abrogazione degli standard introdotti durante l’era Biden, dall’altro propone di eliminare qualsiasi limite ancora in vigore per il settore. I numeri messi sul piatto parlano di circa 285 miliardi di euro di risparmi generati dalla norma finalizzata, più altri 340 milioni di euro circa di “costi diretti di conformità” tagliati dalle azioni aggiuntive proposte.
Bollette, data center e battaglie legali in arrivo
L’energia è diventata terreno di scontro politico anche sul tema dell’accessibilità economica. L’elettricità negli Stati Uniti costa di più, con i consumi in aumento per la prima volta dopo oltre un decennio, mentre sempre più data center, fabbriche e auto elettriche si collegano alla rete. L’amministratore dell’EPA Lee Zeldin ha messo come priorità dichiarata quella di rendere l’America “la capitale mondiale dell’intelligenza artificiale”, obiettivo perseguito tagliando le regole ambientali che riguardano i centri dati energivori e le centrali a gas e carbone che li alimentano.
Le reazioni non si sono fatte attendere. “Non limitare l’inquinamento climatico significa più bambini che finiscono al pronto soccorso con attacchi d’asma e colpi di calore, più famiglie che faticano a ricostruire le case dopo tempeste devastanti”, ha dichiarato Dominique Browning, direttrice e cofondatrice di Moms Clean Air Force. “Significa bollette sanitarie più alte, assicurazioni più care e maggiori difficoltà economiche in un momento in cui gli americani non possono permetterselo”.
Sulla stessa linea il Sierra Club, che promette resistenza a oltranza. “Ci opporremo a questa proposta sconsiderata e pericolosa con tutto quello che abbiamo, nei tribunali, al Congresso e nelle comunità di tutto il Paese”, ha affermato la responsabile dei programmi Holly Bender. “Mentre gli incendi divampano, le alluvioni devastano le comunità e le famiglie faticano a pagare bollette e premi assicurativi alle stelle, l’amministrazione Trump consegna all’industria dei combustibili fossili una licenza per continuare a inquinare”.
Le modifiche proposte resteranno aperte ai commenti pubblici per 45 giorni, e con ogni probabilità finiranno davanti ai giudici con una serie di ricorsi legali.








