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ChatGPT impara a scrivere come te con la funzione Writing Style

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Chi passa ore a correggere il tono dei testi generati dall’assistente di OpenAI potrebbe presto tirare un sospiro di sollievo, perché ChatGPT sta sperimentando una funzione chiamata Writing Style che impara a scrivere come scrive l’utente, pescando esempi direttamente dalle app collegate. Niente più spiegazioni infinite sul registro da usare, niente più incollaggi di vecchie email dentro la chat per far capire al modello che tono serve. L’idea è semplice e in un certo senso era nell’aria da tempo, ma il modo in cui OpenAI la sta implementando ha qualche implicazione che vale la pena guardare da vicino.

Al momento la funzione è visibile solo a un gruppo ristretto di utenti. La schermata di benvenuto che compare recita una frase piuttosto chiara, ovvero che ChatGPT scriverà con la voce dell’utente facendo riferimento a esempi presi dalle applicazioni connesse. Detto così sembra quasi banale, ma il salto rispetto a quello che si poteva fare finora è concreto, perché fino a oggi la personalizzazione dello stile passava quasi sempre da istruzioni scritte a mano o da esempi caricati manualmente.

Come funziona la nuova funzione stile di scrittura

Dallo screenshot circolato in rete si capisce che gli esempi possono arrivare da tre categorie distinte, ognuna con i suoi servizi di riferimento. C’è la messaggistica, con Slack come piattaforma indicata. Ci sono i documenti, dove compaiono Google Drive e Notion. E infine c’è la posta elettronica, affidata a Gmail. Tre canali diversi, tre modi diversi di scrivere, ed è proprio questo il punto interessante della faccenda.

Una volta completata la configurazione, l’assistente può attingere al modo naturale in cui una persona si esprime su quei servizi ogni volta che deve produrre un testo nuovo. Il vantaggio pratico è evidente per chi lavora con la scrittura tutti i giorni, perché sparisce la seccatura di dover ripetere ogni volta le stesse preferenze di tono, di lunghezza, di formalità. Il modello osserva, confronta, e prova a restituire qualcosa che somigli davvero a quello che l’utente avrebbe scritto da solo.

C’è poi un dettaglio non da poco. Scrivere una mail a un cliente non è la stessa cosa che buttare giù due righe su un canale di lavoro, e nemmeno la stessa cosa che redigere un documento lungo. Avendo accesso a tutti e tre i contesti, ChatGPT potrebbe cogliere queste differenze e adattarsi di conseguenza, invece di applicare un unico registro appiattito su tutto.

Il confronto con Claude e le funzioni di personalizzazione già esistenti

L’approccio ricorda da vicino qualcosa che Anthropic aveva già messo sul tavolo con Claude Styles, la funzione che permetteva di caricare o incollare campioni di scrittura per poi generare uno stile personalizzato costruito sui propri schemi comunicativi. Il meccanismo di base è lo stesso, la differenza sta nella fonte dei materiali.

Con Claude serviva un gesto attivo, bisognava scegliere i testi da fornire e passarli al sistema. L’esperimento di OpenAI ribalta la prospettiva, perché lascia che sia l’assistente a pescare da quello che esiste già dentro i servizi collegati. Il risultato, almeno sulla carta, è un campione molto più ampio e soprattutto molto più realistico, fatto di testi scritti senza pensare che sarebbero finiti in pasto a un modello linguistico.

Questa maggiore quantità di materiale reale è insieme il punto di forza e l’aspetto che farà discutere, visto che parliamo di email personali, documenti di lavoro e conversazioni interne di un’azienda. OpenAI ha confermato di essere in fase di test sulla funzione Writing Style, ma non ha indicato alcuna data per una distribuzione allargata a tutti gli utenti.

Per ora resta un esperimento circoscritto, uno di quei rilasci graduali con cui l’azienda misura le reazioni prima di allargare il campo. Chi ha già i servizi collegati al proprio account potrebbe vedersela comparire da un momento all’altro, chi non li ha dovrà prima autorizzare le connessioni perché il meccanismo possa funzionare.

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