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L’intelligenza artificiale è riuscita a decifrare due messaggi Enigma che per decenni avevano resistito a ogni tentativo dei ricercatori, riportando al centro della scena una delle sfide crittografiche più celebri del secolo scorso. Una storia che, per molti versi, riannoda i fili con il lavoro di Alan Turing e con quella stagione in cui decifrare un codice poteva cambiare le sorti di una guerra.
Il nome di Turing viene associato quasi sempre al famoso test sull’intelligenza delle macchine, quello pensato per capire se un computer possa comportarsi in modo indistinguibile da un essere umano. Durante la Seconda guerra mondiale, però, il matematico britannico si trovò ad affrontare un problema ancora oggi considerato tra i più complessi e importanti della storia. Il compito era tanto semplice da spiegare quanto difficile da portare a termine: provare a violare le comunicazioni protette dalla macchina Enigma, il dispositivo usato su larga scala dalle forze armate tedesche per cifrare i propri messaggi.
Non solo forza bruta, ma un metodo da ricercatore
Quasi cento anni più tardi, l’AI è tornata esattamente su quel terreno. E lo ha fatto con risultati concreti, riuscendo a risolvere due comunicazioni rimaste senza soluzione per moltissimo tempo. L’aspetto più curioso della vicenda non riguarda tanto il risultato in sé quanto il modo in cui è stato ottenuto. Non si è trattato infatti di far girare un sistema capace di provare milioni di combinazioni una dopo l’altra fino a trovare quella giusta, cioè il classico approccio a forza bruta. Il modello ha seguito un percorso molto più simile a quello di uno studioso in carne e ossa, fatto di ricerca, ipotesi e verifiche.
È proprio questo il punto che rende la notizia interessante anche per chi non mastica crittografia. Una macchina che tenta combinazioni a caso, per quanto velocissima, resta pur sempre uno strumento di calcolo. Un sistema che invece va a cercare informazioni, le mette in relazione tra loro e costruisce da solo gli strumenti necessari per arrivare alla soluzione si comporta in un modo decisamente diverso, molto più vicino al lavoro di un ricercatore.
Il caso di Astra e il messaggio irrisolto dal 2005
Il primo dei due episodi vede protagonista lo sviluppatore Carter Leffen, che ha chiesto ad Astra, un modello di OpenAI, di individuare all’interno del database dei messaggi Enigma una comunicazione ancora irrisolta e di provare a decifrarla. Da lì in avanti il sistema ha lavorato in piena autonomia. Ha condotto ricerche negli archivi, ha cercato indizi utili nel contesto storico dell’epoca, ha realizzato un simulatore della macchina Enigma e alla fine è riuscito a recuperare il testo originale di un messaggio che resisteva a qualsiasi tentativo dal 2005.
Una scoperta del genere non poteva certo essere presa per buona sulla fiducia. La soluzione è stata quindi controllata da Frode Weierud, ingegnere e storico della crittografia che gestisce Crypto Cellar, uno dei principali archivi dedicati proprio a Enigma. La verifica ha confermato la bontà del lavoro svolto dal modello. Secondo Weierud, un ricercatore umano avrebbe potuto impiegare settimane o addirittura mesi per portare a termine lo stesso percorso, un dato che dà bene l’idea della velocità con cui l’intelligenza artificiale ha affrontato il problema.
Il messaggio decifrato da Astra rappresenta però soltanto il primo dei due successi ottenuti in questo campo, visto che anche una seconda comunicazione protetta dalla celebre macchina tedesca, rimasta a lungo senza risposta, è stata finalmente decifrata dall’AI.
Fonte: TecnoAndroid








