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Android, come separare lavoro e vita privata su un solo telefono

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Tenere separati lavoro e vita privata su un solo telefono Android è più semplice di quanto sembri, e soprattutto non richiede di comprare un secondo dispositivo da portarsi dietro. La strada c’è già, integrata nel sistema da anni: creare un profilo utente aggiuntivo, con applicazioni, account, file, notifiche e impostazioni completamente indipendenti da quelli usati ogni giorno. Una specie di seconda vita digitale che vive nello stesso pezzo di vetro e alluminio.

Il vantaggio è evidente per chi si ritrova a gestire posta aziendale, chat di gruppo, documenti condivisi e app personali tutti nello stesso posto, con il rischio quotidiano di sbagliare finestra o di far comparire una notifica di lavoro nel bel mezzo di una serata. Attenzione però a non confondere questa funzione con il Work Profile di Android Enterprise, che nasce con logiche diverse e serve soprattutto alla gestione dei dati aziendali. Quale scegliere dipende da quanto rigida deve essere la separazione, dal modello di telefono e dal fatto che ci sia o meno un reparto IT dietro le quinte. Vale la pena controllare prima cosa supporta davvero il dispositivo in uso.

Due ambienti distinti dentro lo stesso telefono

Aggiungere un secondo utente su Android non equivale ad aggiungere un altro account Google. È qualcosa di più profondo: ogni profilo ha la sua schermata Home, le sue applicazioni, i suoi account, le sue impostazioni e i suoi dati locali. Su un dispositivo compatibile, passare da un utente all’altro dà la stessa sensazione di accendere un telefono appena tolto dalla scatola. La cosa si presta benissimo alla divisione tra ufficio e tempo libero. In un ambiente finiscono Gmail aziendale, Slack, Microsoft Teams, gli strumenti di produttività e le eventuali app interne dell’azienda. Nell’altro restano i social, le foto, i giochi, gli account privati e tutto il resto. Nessuna sovrapposizione, nessuna app di lavoro che spunta dove non dovrebbe.

Rispetto all’uso di più account Google dentro la stessa applicazione la differenza è netta. Con i doppi account, applicazioni, cronologia e dati locali continuano comunque a convivere nello stesso spazio. Con i profili separati invece le app installate da una parte non compaiono automaticamente dall’altra e i file restano normalmente distinti. Il prezzo da pagare è la configurazione iniziale. Il nuovo profilo parte praticamente da zero: bisogna reinstallare le applicazioni, rifare l’accesso agli account, sistemare qualche preferenza. Anche un servizio come Google Foto potrebbe chiedere di riconfigurare il backup. Ma è proprio questa duplicazione a impedire ai due mondi di scambiarsi dati senza controllo.

Dove si attiva e quando conviene davvero

Sui dispositivi compatibili il percorso passa dalle impostazioni di sistema. Su molti smartphone la sequenza è Impostazioni, Sistema, Utenti e poi Aggiungi utente, mentre sui Pixel più recenti la sezione può chiamarsi Utenti multipli. I nomi cambiano a seconda del produttore e della versione di Android installata.

Durante la configurazione conviene proteggere anche il secondo profilo con PIN, impronta digitale o riconoscimento del volto. Separare le informazioni professionali serve a poco se chiunque, una volta sbloccato il telefono, può entrare nell’ambiente di lavoro senza barriere. Il cambio di profilo avviene dalle impostazioni oppure, quando il produttore lo prevede, direttamente dal pannello delle impostazioni rapide. Non tutto resta isolato al 100%. Alcune risorse, per esempio le informazioni sulle reti Wi-Fi, possono rimanere condivise tra i profili. Applicazioni e file, invece, di norma non sono visibili dall’altra parte. Chi sposta spesso documenti tra i due ambienti dovrà appoggiarsi a un servizio cloud o a uno strumento di condivisione compatibile.

Il Work Profile ragiona in modo diverso. È una funzione di Android Enterprise pensata per gli scenari BYOD, quelli in cui il dipendente accede alle risorse aziendali dal proprio telefono personale. La configurazione coinvolge di solito l’amministratore IT, che può distribuire applicazioni, imporre requisiti di sicurezza e cancellare da remoto i soli dati di lavoro lasciando intatti quelli privati. Soluzione più adatta alle grandi organizzazioni, questa, ma che richiede un occhio in più sulla privacy. Alcune applicazioni possono essere collegate tra profilo personale e professionale, e in quei casi determinati dati passano da un ambiente all’altro. Meglio attivare i collegamenti soltanto quando servono davvero.

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