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Aumentano ancora i prezzi di Disney+ e Hulu, e stavolta il colpo più duro arriva sui piani senza pubblicità. Il ritocco è partito il 23 settembre 2026 e riguarda quasi tutti i pacchetti in listino, con rincari che vanno da pochi centesimi fino a circa 2 euro al mese. Nulla di clamoroso preso singolarmente, ma sommato agli aumenti degli anni precedenti il quadro comincia a pesare sul portafoglio di chi tiene attivi più abbonamenti contemporaneamente.
I nuovi importi sono già operativi, quindi non c’è un periodo di transizione: chi rinnova adesso paga la cifra aggiornata. La logica dietro la manovra, guardando i numeri, sembra piuttosto trasparente. Disney sta spingendo gli utenti verso il bundle che unisce le due piattaforme, riducendo quasi a zero la convenienza di abbonarsi a un solo servizio.
Disney+ e Hulu: quanto costano ora i piani senza pubblicità
Partiamo dai pacchetti Premium, quelli che eliminano gli spot. Disney+ Premium passa a circa 20 euro al mese, stessa identica cifra per Hulu+ Premium. Il bundle che mette insieme i due cataloghi senza pubblicità si attesta intorno ai 20,50 euro mensili. Prima del rincaro, i due servizi singoli viaggiavano intorno ai 17,50 euro ciascuno, mentre il pacchetto combinato stava sui 18,50 euro. L’aumento, tradotto, vale più o meno 2 euro al mese per ogni formula.
Il dettaglio interessante sta proprio nel confronto tra abbonamento singolo e bundle. Se un utente paga circa 20 euro per il solo Disney+ senza pubblicità e ne spende 20,50 per averlo insieme a Hulu, la scelta diventa quasi obbligata. Mezzo euro di differenza per raddoppiare il catalogo a disposizione non è una decisione che richieda particolari calcoli. Ed è esattamente il comportamento che l’azienda vuole incentivare, perché un abbonato legato a due librerie contemporaneamente tende a restare più a lungo.
I piani con pubblicità salgono meno
Chi accetta gli spot se la cava con un aggiustamento molto più contenuto. Disney+ con pubblicità arriva a circa 11,50 euro al mese, e lo stesso vale per Hulu nella versione supportata dagli annunci. In precedenza entrambi si fermavano intorno agli 11 euro, quindi si parla di una cinquantina di centesimi in più. Poco, ma comunque un segnale: nessun piano resta del tutto immune.
C’è però un’eccezione che vale la pena sottolineare, ed è il bundle con pubblicità. Quello resta fermo a circa 12 euro al mese, esattamente come prima. Nessun ritocco, nessuna sorpresa in bolletta. E anche qui il ragionamento commerciale salta agli occhi: mantenendo invariato il prezzo del pacchetto combinato mentre i singoli abbonamenti salgono, il divario si assottiglia ulteriormente. Circa 50 centesimi separano chi sceglie un solo servizio da chi li prende entrambi.
È una strategia ormai collaudata nel settore dello streaming, dove la battaglia non si gioca più tanto sul numero di iscritti quanto sulla capacità di trattenerli. Il bundle funziona come una sorta di ancora: più contenuti disponibili significa meno probabilità che l’utente disdica a fine mese dopo aver finito la serie che lo interessava.
Per chi ha attivo un abbonamento Premium, i 2 euro in più al mese si traducono in circa 24 euro l’anno di spesa aggiuntiva. Una cifra che, da sola, non stravolge nessun bilancio familiare, ma che assume un peso diverso se moltiplicata per il numero di piattaforme a cui una famiglia media risulta iscritta oggi. Netflix, Prime Video, Apple TV, Spotify e compagnia: il conto complessivo cresce a ogni ritocco.
I nuovi listini sono già visibili nelle pagine di gestione dell’account di entrambe le piattaforme, e chi ha una fatturazione annuale vedrà l’aggiornamento al momento del rinnovo. Gli abbonamenti attivati tramite terze parti, come quelli acquistati attraverso altri operatori o pacchetti televisivi, seguono invece le tempistiche stabilite dal rivenditore.
Fonte: TecnoAndroid








