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Acer: la crisi RAM non arriverà al 2030, prezzi PC +20%

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Il numero uno di Acer, Jason Chen, ha deciso di mettersi di traverso rispetto al coro che da mesi racconta una crisi della memoria destinata a trascinarsi fino alla fine del decennio. Secondo il presidente dell’azienda taiwanese, l’idea che la carenza di RAM possa durare fino al 2030 è semplicemente fuori discussione. Una posizione netta, che stona parecchio con le proiezioni circolate finora e con i contratti di fornitura, ormai di dominio pubblico, firmati tra i grandi produttori di memoria e le aziende che costruiscono infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

Le parole riportate sono state pronunciate in cinese e poi tradotte, quindi il tono può variare a seconda della resa. “È impossibile che la carenza duri fino al 2030” è la versione più diretta, ma si può leggere anche come “non c’è modo che la scarsità si trascini fino al 2030”. Il senso, comunque, non cambia di una virgola. Per Acer il quadro è meno cupo di quanto venga dipinto.

Secondo Acer la fornitura non è mai mancata

Chen ha aggiunto un dettaglio che fa alzare più di un sopracciglio: “La fornitura è stata costantemente disponibile”, con “molti potenziali venditori e pochi acquirenti”. Tradotto in pratica, l’azienda non avrebbe avuto difficoltà a procurarsi i moduli necessari per i propri portatili e per il resto delle sue attività. Affermazione pesante, considerando che Acer vende e distribuisce memoria RAM con il proprio marchio ma non produce internamente né i chip di memoria né i dispositivi di archiviazione.

Dietro questa fiducia potrebbe esserci un ragionamento di lungo periodo. I produttori stanno spingendo sull’acceleratore della capacità produttiva, investendo nella fabbricazione di semiconduttori, e l’aspettativa è che entro il 2030 il numero di wafer destinati alla memoria riesca finalmente a stare al passo con la domanda. Una prospettiva ottimistica, che però non cancella il presente. Perché nella stessa intervista il dirigente ha ammesso che l’impatto immediato si sentirà eccome. La previsione parla di un aumento medio dei prezzi dei PC compreso tra 5 e 20 per cento nel quarto trimestre del 2026. Subito dopo, però, arriva la parte più rassicurante del discorso: i listini dovrebbero tornare a scendere a metà del 2027 e continuare a calare nel corso dell’anno successivo.

Perché i numeri raccontano un’altra storia

Il punto è che questa lettura si scontra con quanto emerso finora sulla crisi RAM del 2026. L’origine del problema è nota: le aziende impegnate nell’intelligenza artificiale stanno costruendo data center che divorano memoria in quantità mai viste. Per soddisfare richieste di quel calibro, Samsung, Micron e SK Hynix hanno firmato accordi con vari gruppi del settore per fornire un volume di RAM superiore a quello che il pianeta riesce oggi a produrre in un anno intero.

Il risultato è aritmetico più che economico. Quello che resta per il mercato consumer è poco, e su quel poco si è scatenata un’inflazione violenta. Alcuni di questi contratti sono programmati fino al 2028, altri si spingono ben oltre. C’è poi un secondo elemento che complica il ritorno alla normalità. Micron ha proposto ai propri clienti accordi che bloccano i prezzi ai livelli attuali per i prossimi cinque anni. Significa che, anche nel caso in cui l’offerta tornasse a coprire la domanda, a pagare il conto salato sarebbero comunque gli utenti finali. In altre parole, anche ammesso che il presidente di Acer abbia ragione e che la scarsità di memoria si esaurisca prima del previsto, non è affatto detto che i costi seguano la stessa curva discendente con la stessa velocità.

Per chi sta mettendo da parte i soldi per un nuovo PC da gaming, la differenza tra le due letture non è accademica. Un conto è aspettare qualche mese, un altro è ritrovarsi listini gonfiati per anni a causa di accordi già firmati e blindati tra produttori e grandi acquirenti.

Fonte: TecnoAndroid

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