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Alejandro G. Iñárritu ammette senza troppi giri di parole che Digger non è un film perfetto, e lo fa proprio mentre la sua ultima fatica con Tom Cruise incassa un risultato pesantissimo nelle sale. Per il protagonista della saga di Mission: Impossible si tratta del peggior debutto degli ultimi 19 anni. Gli incassi non sempre raccontano la qualità di un’opera, è vero, ma stavolta la critica sembra andare nella stessa direzione del pubblico. La satira ha diviso i recensori e alla fine il fronte più severo ha avuto la meglio. Il regista messicano, però, sostiene di aver messo in conto fin dall’inizio reazioni così polarizzate.
Iñárritu difende Digger e il suo cinema che provoca
Il film, uscito il 2 ottobre 2026 e lungo 2 ore e 9 minuti, segue un magnate del petrolio responsabile di una catastrofe climatica. Accanto a Cruise recitano Sandra Hüller e Riz Ahmed. In un’intervista il cineasta ha spiegato di preferire un’accoglienza divisiva a una tiepida. Ha riconosciuto apertamente che “il film non è perfetto” ma ha aggiunto che gli “piace correre rischi”.
Secondo l’autore si tratta senza dubbio di un’opera atipica e volutamente spiazzante. “È un film che provoca” ha detto. “Per me questo è il ruolo del cinema, aprire un dialogo. Personalmente amo i film che cercano di trasmettere un messaggio in un modo diverso”. Una dichiarazione d’intenti che chiarisce bene la natura di Digger, pensato più per scuotere che per accontentare tutti.
Il regista, premiato con l’Oscar per Birdman nel 2014 e per Revenant nel 2015, è convinto che questo lavoro non sia adatto a qualsiasi spettatore, perché non tutti si trovano a proprio agio davanti a un film provocatorio. “C’è chi cerca maggiori certezze nella narrazione e va bene anche così. Questo non è come un gelato. Quindi sì, ce lo aspettavamo, a essere sinceri”.
Poi Iñárritu ha allargato lo sguardo al tema centrale della pellicola. “Questo è un film catastrofico, ma la catastrofe siamo noi. Il mondo è così bello e incredibile. Ci sono tantissime risorse e l’equilibrio dell’ecosistema è semplicemente sorprendente. Se riusciamo a ritrovarci nella stessa stanza, nella stessa realtà, e a capire dove ci troviamo in questa storia, credo che ci sia speranza”.
I voti della critica e il flop al botteghino
I numeri, però, restano impietosi. Su Rotten Tomatoes la pellicola si ferma al 51% di recensioni positive, mentre su Metacritic ottiene un 46 su 100. Per avere un termine di paragone basta guardare a Bardo, la cronaca falsa di alcune verità, uscito nel 2022 e ultimo lavoro del regista prima della collaborazione con Cruise. Quel film aveva raccolto un punteggio più alto, con il 60% sul primo aggregatore e 55 su 100 sul secondo.
Il confronto con i titoli più celebrati della sua filmografia è ancora più netto. Revenant aveva ottenuto il 78% e un 76 su 100. Birdman era salito addirittura al 91% e a 87 su 100. Proprio con quest’ultimo Iñárritu aveva vinto il suo primo Oscar come miglior regista, e la pellicola aveva conquistato anche le statuette per miglior film, migliore sceneggiatura originale e migliore fotografia.
Sul fronte commerciale la situazione appare altrettanto complicata e il termine flop al botteghino non suona esagerato. Nel primo fine settimana Digger ha raccolto circa 17 milioni di euro in tutto il mondo, a fronte di un budget stimato tra i 140 e i 155 milioni di euro. Con queste cifre la produzione potrebbe chiudere con perdite intorno ai 130 milioni di euro.
Fonte: TecnoAndroid








