La Cina lavora a una missione che punta dritta contro un asteroide, con l’idea di schiantarci sopra una sonda a velocità impressionante entro la fine di questo decennio. Non è fantascienza e non è nemmeno un capriccio da laboratorio. È un test concreto di difesa planetaria, cioè la capacità di deviare un corpo celeste prima che diventi un problema per la Terra. E stavolta l’obiettivo potrebbe essere diverso da quello che molti si aspettano.
A guidare il progetto c’è Li Mingtao, capo scienziato per la difesa planetaria della China National Space Administration, la CNSA. Il piano prevede il lancio di una sonda cinese tra il 2029 e il 2030, con destinazione un piccolo asteroide che passerà a circa 7 milioni di chilometri dalla Terra. Una distanza che sembra enorme, ma che in termini astronomici è praticamente dietro l’angolo.
Perché schiantare una sonda a velocità folle
Il numero che colpisce di più è la velocità dell’impatto. La sonda dovrebbe centrare l’asteroide a circa 9 chilometri al secondo, che tradotto fa qualcosa come 32.000 chilometri orari. Per rendere l’idea, si parla di 26 volte la velocità del suono. A quel ritmo un urto anche minimo sprigiona un’energia enorme, e proprio quella energia è il punto centrale dell’esperimento.
L’idea alla base è semplice da spiegare, meno da realizzare. Colpire un asteroide con un oggetto lanciato a quella velocità dovrebbe modificarne leggermente la traiettoria. Non serve distruggerlo, come si vede nei film. Basta spostarlo di poco, con largo anticipo, perché quella minuscola deviazione si trasformi con il tempo in una distanza di sicurezza notevole rispetto al nostro pianeta.
La missione della CNSA si inserisce in un filone di studi che diverse agenzie spaziali stanno portando avanti. L’obiettivo di fondo resta capire davvero come reagisce un corpo celeste quando viene colpito, quanto cambia la sua rotta e con quale precisione si riesce a prevedere il risultato. Sono dati che oggi si possono ottenere solo andando sul posto e provando sul campo. Il fatto che il bersaglio sia un piccolo asteroide non è un dettaglio casuale. Lavorare su un corpo di dimensioni contenute permette di misurare l’effetto dell’impatto in condizioni controllate, senza rischi reali per la Terra visto che l’oggetto passerà comunque molto lontano. È una prova generale, insomma, per un’eventualità che si spera non arrivi mai ma alla quale conviene arrivare preparati.
La finestra temporale indicata da Li Mingtao, il 2029 o il 2030, dà un’idea dei tempi tecnici necessari per costruire, lanciare e far viaggiare la sonda fino al suo obiettivo. Un piccolo asteroide che sfreccia a 7 milioni di chilometri diventa così il banco di prova ideale per una tecnologia che, un domani, potrebbe fare la differenza tra un allarme e una catastrofe evitata.


