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La fuga di dati che ha colpito il fisco francese è stata confermata dalla stessa amministrazione, che ammette di aver subito un attacco informatico con sottrazione di informazioni riservate. La Direction générale des Finances publiques, l’equivalente transalpino dell’Agenzia delle Entrate, ha riconosciuto l’intrusione dopo che un criminale informatico aveva rivendicato pubblicamente il colpo su un forum specializzato. E non è la prima volta quest’anno, il che rende la faccenda parecchio più scomoda per Parigi.
Tutto parte da mercoledì 12 agosto 2026, quando un hacker pubblica il suo annuncio sostenendo di aver messo le mani sui dati fiscali di oltre 678.000 cittadini francesi. Nome, indirizzo, data di nascita, situazione familiare. Roba concreta, non frammenti anonimi. La rivendicazione fa rumore, l’amministrazione si muove in fretta e il giorno successivo, il 13 agosto, arriva il comunicato ufficiale che conferma la violazione.
DGFiP: un accesso rubato a fine giugno
Secondo quanto ricostruito finora, l’intrusione risale alla fine di giugno 2026. Il metodo scelto dal pirata informatico non è stato particolarmente cinematografico, ma si è rivelato efficace. Ha usurpato l’identità di una persona che disponeva di un accesso legittimo al sistema informativo della DGFiP, entrando quindi dalla porta principale con le credenziali di qualcun altro. L’accesso fraudolento è stato poi interrotto nell’ambito di un controllo interno condotto dall’amministrazione stessa.
Le prime verifiche dimostrano che l’intruso ha potuto consultare ed estrarre dati riguardanti sia privati cittadini sia professionisti. Insomma, tutto lascia pensare che le affermazioni del criminale informatico siano fondate. L’amministrazione però, per il momento, non conferma né il numero esatto di persone coinvolte né quali categorie di informazioni siano finite nelle mani sbagliate. Le indagini proseguono e servono proprio a determinare con precisione i dati compromessi e quanti utenti siano stati toccati dalla violazione.
Appena comparsa la rivendicazione online, la DGFiP ha applicato nuove misure restrittive per impedire qualsiasi ripresa dell’accesso illecito. I team informatici lavorano ora insieme al servizio dell’Alto funzionario di difesa e sicurezza dei ministeri economici e finanziari e all’ANSSI, l’agenzia nazionale francese per la sicurezza dei sistemi informativi. Sarà avvisata anche la CNIL, l’autorità garante per la protezione dei dati personali, come previsto dal GDPR. È inoltre prevista la presentazione di una denuncia.
Cosa succederà agli utenti coinvolti
L’amministrazione si impegna ad avvertire le persone interessate non appena sarà possibile farlo. Chi risulta coinvolto riceverà una comunicazione individuale che specificherà quali dati potrebbero essere stati consultati o estratti e, se necessario, quali misure di vigilanza adottare. Un passaggio importante, perché con informazioni come nome, indirizzo, data di nascita e situazione familiare in circolazione il rischio più concreto è quello delle campagne di phishing mirate, costruite su misura per apparire credibili.
Il punto delicato resta la tempistica. Finché le indagini non chiariranno il perimetro esatto della violazione, i contribuenti francesi coinvolti non sapranno con certezza cosa sia stato rubato. E sei mesi fa era già successo qualcosa di molto simile.
Il precedente di febbraio e il conto che sale
Perché questo incidente arriva a distanza di sei mesi da un’altra falla di grosse dimensioni che aveva colpito la stessa amministrazione. Nel febbraio 2026 la DGFiP aveva rivelato che un pirata informatico era riuscito a consultare ed estrarre dati dal FICOBA, il file nazionale francese dei conti bancari. In quel caso la fuga di dati aveva riguardato 1,2 milioni di conti, con IBAN, identità e indirizzi postali finiti fuori dai server pubblici.
Due violazioni in poco più di un semestre ai danni dell’ente che gestisce le informazioni fiscali dell’intero Paese. Il nuovo attacco informatico si aggiunge quindi a un bilancio già pesante per il fisco francese, mentre le squadre tecniche continuano a scavare per capire fin dove sia arrivato l’intruso durante le settimane in cui ha operato indisturbato.










