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Curiosity, la risalita del Monte Sharp svela la storia di Marte

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Curiosity ha ripreso la sua salita lungo i fianchi del Monte Sharp, e dopo una deviazione dedicata allo studio di una superficie modellata dall’erosione il rover è tornato sul tracciato principale, quello che punta verso l’alto. Sembra poco, detto così. In realtà ogni metro guadagnato su quel rilievo significa attraversare un pezzo di storia geologica marziana, perché su Marte gli strati di roccia funzionano come pagine sovrapposte di un archivio a cielo aperto. Il difficile non è trovarle, quelle pagine. Il difficile è leggerle nell’ordine giusto, capendo quali appartengono a epoche e ambienti diversi. La missione va avanti da quattordici anni, un numero che a ripeterlo fa un certo effetto, considerando che si parla di un mezzo a ruote spedito su un altro pianeta e mai più toccato da mano umana. Migliaia di giorni marziani accumulati, e nonostante questo la risalita continua a produrre materiale interessante. Non è routine, insomma, anche se la routine ci starebbe pure dopo tutto questo tempo.

Cosa cerca Curiosity sopra il confine geologico

L’obiettivo del momento riguarda le rocce che si trovano immediatamente sopra un confine geologico preciso, una di quelle transizioni che sui fianchi del Monte Sharp segnano il passaggio da un tipo di terreno a un altro. Analizzare quel materiale serve a ricostruire il cambiamento ambientale avvenuto nel cratere Gale, la grande depressione che ospita la missione fin dall’atterraggio. Qualcosa è cambiato, in quel bacino, e le rocce dovrebbero conservarne la traccia chimica e strutturale. È il tipo di lavoro che non regala immagini spettacolari da mettere in copertina, però è esattamente quello che serve per capire come il pianeta sia passato da un ambiente a un altro. Un conto è dire che Marte un tempo era diverso, un altro è mostrare dove e quando quel passaggio si è consumato, strato per strato. La deviazione appena conclusa, dedicata a una superficie scolpita dall’erosione, rientra nella stessa logica: fermarsi, guardare da vicino, poi riprendere la salita.

Due rover al lavoro e una lezione lasciata da InSight

Oggi sono fondamentalmente due i rover che continuano a inviare dati freschi dalla superficie marziana, e Curiosity è quello con più chilometri e più anni sulle spalle. Gli altri mezzi che hanno contribuito a costruire quello che sappiamo del pianeta rosso, in diversi casi, sono ormai un ricordo dell’attività umana lassù. Il lander InSight è l’esempio più chiaro: non trasmette più, ma quello che ha insegnato sull’attività geologica interna di Marte resta nel bagaglio della comunità scientifica. Un contributo che ha cambiato il modo di ragionare sulla struttura profonda del pianeta. Le missioni robotiche degli ultimi anni hanno mostrato Marte come non era mai stato mostrato prima nella storia dell’esplorazione spaziale, con un livello di dettaglio che qualche decennio fa sarebbe sembrato fantascienza. E il paradosso è che più aumenta la risoluzione dei dati, più diventa complicato metterli in fila. Distinguere ciò che appartiene a un’epoca da ciò che appartiene a un’altra richiede pazienza, campionamenti ripetuti, confronti incrociati. Non esiste una scorciatoia.

Ecco perché la lenta progressione di Curiosity lungo il Monte Sharp continua a valere la pena. Ogni fascia di terreno attraversata corrisponde a una fase diversa nella storia del cratere Gale, e il rover si trova ora nella posizione di analizzare direttamente il materiale che si è depositato dopo quella transizione ambientale. Le rocce sopra il confine sono il prossimo capitolo da decifrare, e il percorso di salita è già impostato in quella direzione.

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