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Meta patteggia 15 miliardi con 47 Stati USA per i minori

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Un accordo da capogiro chiude uno dei capitoli più delicati mai aperti contro un colosso della tecnologia: Meta ha patteggiato con 47 Stati americani, il Distretto di Columbia e i territori statunitensi, impegnandosi a versare fino a circa 15 miliardi di euro e, soprattutto, a rivedere in profondità il funzionamento dei propri prodotti per ridurre i danni alla salute dei più giovani. Alla vigilia il procedimento era stato paragonato alle cause contro le grandi aziende del tabacco negli anni Cinquanta, e l’esito non ha smentito quelle attese, anche se pure allora servirono anni prima di vedere effetti concreti.

La società guidata da Mark Zuckerberg, proprietaria di Facebook e Instagram, ha accettato le sanzioni per aver violato le leggi federali sulla privacy dei minori e le normative statali a tutela dei consumatori. Una resa clamorosa, considerando quanto a lungo il settore sia riuscito a restare fuori dal mirino delle autorità.

Cosa cambia davvero su Facebook e Instagram

Il punto più atteso da milioni di famiglie americane non riguarda i soldi ma le regole. Meta ha accettato di limitare il tempo che gli adolescenti possono trascorrere sulle sue piattaforme, di introdurre blocchi notturni, di rafforzare i controlli sui limiti di età, di mettere a disposizione dei genitori strumenti di supervisione più efficaci e di eliminare le funzionalità che possono alimentare problemi di salute mentale.

“L’obiettivo di questo caso era proteggere i nostri ragazzi: bloccare notifiche e avvisi durante la notte e l’orario scolastico, incoraggiarli a prendersi delle pause dai social media e tutelarli da funzionalità dannose”, ha spiegato il procuratore generale del Colorado, Phil Weiser, tra coloro che avevano trascinato in tribunale il gigante tech. L’intesa mette la parola fine anche a un secondo procedimento in corso a Oakland, dove California, Colorado, Kentucky e New Jersey chiedevano risarcimenti per circa 170 miliardi di euro, sempre per i danni causati ai minori. Cifre che rendono l’idea della posta in gioco.

La cifra, le rate e gli altri big del settore

Il meccanismo economico del patteggiamento è particolare. In una prima fase l’azienda di Zuckerberg verserà circa 10 miliardi di euro. L’importo salirà fino ai quasi 15 miliardi complessivi soltanto se anche le rivali Snap, TikTok e YouTube accetteranno a loro volta sanzioni pecuniarie e modifiche ai propri prodotti. Un modo elegante per dire che il conto finale dipende dalle mosse degli altri.

Meta intende garantire che “gli adolescenti vivano un’esperienza sicura e produttiva sulle nostre piattaforme” e ha “collaborato con i procuratori generali degli Stati per definire un nuovo standard di settore”, ha scritto C.J. Mahoney, responsabile legale della società, aggiungendo che il modello reggerà solo se anche le altre aziende del comparto seguiranno la stessa strada.

Perché Menlo Park ha scelto di chiudere adesso

La somma pattuita è tra le più alte mai versate da un’azienda tecnologica agli Stati americani, e non è un dettaglio casuale. A marzo Meta, insieme a YouTube, aveva perso una causa per lesioni personali, chiudendo con un risarcimento di circa 5 milioni di euro. Poche settimane fa un giudice del New Mexico le ha ordinato di pagare sanzioni per un totale di circa 850 milioni di euro. Segnali che raccontano una posizione sempre più scomoda davanti ai tribunali.

Va detto che, fino a questo momento, da parte dell’azienda non è arrivata nessuna ammissione di colpa vera e propria, né una presa di coscienza esplicita sulle responsabilità legate alla dipendenza da social tra i più giovani. Il capitolo giudiziario resta comunque tutt’altro che chiuso: il gigante di Menlo Park deve ancora rispondere a numerose altre cause avviate da distretti scolastici e singoli cittadini, e alcune di queste finiranno davanti a un giudice nei prossimi mesi.

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