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Anthropic ha rilasciato Claude Opus 5.5, il nuovo modello di punta della famiglia Claude, presentato il 22 settembre 2026 a circa due mesi di distanza dall’aggiornamento precedente di Opus. Il ritmo, insomma, resta quello a cui l’azienda ha abituato chi segue da vicino il settore. E stavolta il salto non riguarda solo le prestazioni, ma anche il portafoglio, visto che i costi scendono in modo abbastanza netto.
Per capire dove si colloca questo modello serve un attimo di contesto sulla gamma. Sotto il marchio Claude convivono tre modelli principali, ovvero Haiku, il più piccolo ed economico, Sonnet, la via di mezzo per dimensioni e prezzo, e Opus, il più grande e costoso dei tre. Sopra tutti c’è Fable/Mythos, la fascia più capace e più cara dell’offerta di Anthropic. Opus 5.5 prende quindi il posto di Opus 5 e, stando ai test interni, si avvicina parecchio al livello di Fable 5.1 nella maggior parte delle attività.
Cosa cambia davvero con Claude Opus 5.5
Anthropic lo definisce il primo modello arrivato dopo l’appello dell’azienda a rallentare la corsa alla frontiera tecnologica. Come per le versioni precedenti, è stato valutato prima del rilascio da soggetti esterni, tra cui METR e Frontier Design, e sul test di allineamento più completo ha ottenuto il punteggio più alto mai registrato dall’azienda.
Sul piano pratico i numeri raccontano parecchio. Un tester ha portato a termine una migrazione di codice da 680.000 righe in meno di un giorno, un lavoro che avrebbe impegnato un team di ingegneri per settimane. In un altro esperimento è stato chiesto al modello di ridurre i tempi di caricamento di tutte le pagine di un’applicazione web, e Opus 5.5 ci è riuscito 39 volte su 40, mentre Opus 5 otteneva miglioramenti più modesti alterando anche il comportamento dell’app. In una prova in cui diversi modelli Claude dovevano costruire un gioco partendo da un singolo prompt, Opus 5.5 ha ottenuto il punteggio più alto grazie alla qualità della grafica e alla rifinitura.
Coding, benchmark e nuovi prezzi
Il terreno dove la differenza si sente di più è quello dei lavori lunghi e dispersivi, tipo le migrazioni su interi codebase o gli audit. Un tester ha analizzato e corretto un codebase da 200.000 righe in meno di tre ore, laddove Opus 5 aveva impiegato oltre 20 ore consumando 2,5 volte più token. In un test interno, Opus 5.5 e Fable 5.1 hanno tradotto HAProxy, il software molto diffuso che bilancia il traffico web tra i server, dal linguaggio C a Rust. Entrambe le riscritture hanno superato quasi tutti i test di regressione di HAProxy, ma Opus 5.5 ha chiuso in 9,5 ore contro le 12 di Fable 5.1, costando il 51% in meno.
Anche sui benchmark il quadro è coerente. Al livello di sforzo predefinito su FrontierCode batte GPT-6 Astra a circa il 20% del costo per attività, su Terminal Bench 4.0 pareggia con Astra spendendo circa il 40%, mentre su CursorBench supera GPT-5.6 Sol di 11 punti a circa un terzo del costo.
Il capitolo prezzi riflette il minor consumo di risorse. Con le impostazioni predefinite il costo scende del 40% rispetto a Opus 5 sui carichi di lavoro tipici. I token di input e output costano circa 3,50 euro e 18 euro per milione, il 20% in meno rispetto a prima, mentre le letture dalla cache, che pesano parecchio sui lavori agentici e di coding, scendono a circa 0,18 euro per milione di token, il 60% in meno. L’output viene generato oltre il 30% più velocemente.
Fonte: TecnoAndroid








