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Chris Evans è tornato a vestire i panni di Steve Rogers in Avengers: Doomsday per una ragione tutto sommato semplice, almeno stando alle sue parole: quel personaggio gli appartiene ancora, e la prospettiva di rimetterlo in gioco non ha richiesto lunghe riflessioni. L’attore ne ha parlato durante un panel al Fan Expo di Boston, spiegando di sentirsi «molto a casa con il ruolo» e aggiungendo una sfumatura che dice parecchio sul suo rapporto con Captain America.
«Non mi sento solo a mio agio, mi sento protettivo», ha raccontato Evans davanti al pubblico. «Mi interessa l’arco narrativo di tutti questi personaggi, e non lo faremmo se non ci fosse una situazione davvero interessante in cui metterlo». Tradotto: nessun ritorno di comodo, nessuna passerella nostalgica fine a se stessa. Almeno nelle intenzioni dichiarate. L’attore comparirà sia in Avengers: Doomsday sia in Avengers: Secret Wars, il capitolo successivo previsto per l’anno prossimo.
Il nodo Endgame e il ritorno di Steve Rogers
Il punto interrogativo, per chi ha seguito la saga, resta sempre lo stesso. Steve Rogers aveva ricevuto una chiusura piuttosto definitiva in Avengers: Endgame, dove rinunciava a tornare nel futuro e sceglieva il passato, una vita normale accanto a Peggy Carter. Un finale che sembrava blindato, di quelli che non lasciano spiragli narrativi evidenti.
E invece gli spiragli sono arrivati, distribuiti con parsimonia nei materiali promozionali. Il primo teaser mostrava Rogers che cullava il figlio avuto con Peggy, immagine dal sapore intimo e domestico. Il secondo alzava il tiro: Cap che maneggia il martello di Thor con disinvoltura, sotto lo sguardo incredulo del Dio del Tuono. Un dettaglio che i fan della Marvel conoscono bene e che, di solito, non viene mostrato per caso.
L’unico indizio concreto su come Rogers riesca a rientrare nella Terra 616 arriva dal trailer più recente, dove sembra tenere in mano una tessera della TVA, l’organizzazione resa celebre dalla serie dedicata a Loki. Non è una spiegazione, è un suggerimento. Ma basta a far capire che la sceneggiatura ha scelto la strada temporale per rimettere in circolo il personaggio senza cancellare quello che Endgame aveva costruito.
Cosa aspetta Captain America secondo Chris Evans
Sulla natura di quella «situazione interessante», Chris Evans aveva già lasciato intendere qualcosa in passato, con un commento che suona quasi come un avvertimento affettuoso verso i registi. «I Russo adorano pestare Steve Rogers», aveva detto. «La loro cosa preferita è riempirlo di botte. Per loro è questo che fa un eroe, qualcuno che viene colpito un sacco di volte ma si rialza sempre».
Un’idea di eroismo poco patinata, molto fisica, coerente con il modo in cui i fratelli Russo hanno gestito il personaggio nei film precedenti. Chi ricorda le sequenze più dure delle pellicole passate sa che non si tratta di una battuta a vuoto. E se il ritorno di Captain America passa da lì, l’idea di un Rogers strappato alla sua pensione familiare per finire di nuovo nel tritacarne acquista un senso preciso.
Resta il fatto che Evans, nel raccontare la scelta, ha evitato toni celebrativi. Nessuna retorica sul dovere verso i fan, nessun accenno a contratti o cifre. Solo la dichiarazione di un attore che con quel costume ha passato più di dieci anni e che, a quanto pare, non ha mai smesso di considerarlo qualcosa di suo.










