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Intergalactic: chiuso il mocap, uscita più vicina del previsto?

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Naughty Dog ha chiuso le riprese di performance capture di Intergalactic: The Heretic Prophet, e la notizia arriva con tanto di foto pubblicata sui canali social dello studio: l’attrice protagonista Tati Gabrielle in tuta da motion capture, arma di scena in mano. Un traguardo produttivo non da poco, visto che parliamo della prima nuova proprietà intellettuale della software house dai tempi di The Last of Us. E, storicamente, quando Naughty Dog archivia il mocap, il conto alla rovescia verso l’uscita comincia a farsi meno vago.

Chiudere le riprese non significa che il gioco sia praticamente pronto, sia chiaro. Però è uno dei pochi segnali concreti che lo studio californiano abbia mai offerto al pubblico sul tempo che manca. Il precedente più utile resta The Last of Us Part II: le sessioni di motion capture si erano concluse ad aprile 2019, il gioco arrivò sugli scaffali a giugno 2020. Circa quattordici mesi, con in mezzo pure la pandemia da Covid a complicare tutto.

Intergalactic: un possibile approdo nel 2027

Applicando la stessa proporzione a Intergalactic: The Heretic Prophet, la finestra ipotetica finirebbe attorno al terzo trimestre del 2027. Una stima, niente di più: né Naughty Dog né Sony hanno mai comunicato una data, e nemmeno un periodo generico, dal momento dell’annuncio. Va però detto che l’insider NateTheHate2 aveva già indicato il 2027 come obiettivo interno, e i due elementi combaciano abbastanza bene.

Il titolo era stato svelato ufficialmente a dicembre 2024, presentato come la prima IP completamente inedita dello studio in oltre dieci anni, con la regia del co presidente Neil Druckmann. L’ambientazione è duemila anni nel futuro, dentro una linea temporale alternativa che si stacca dalla nostra alla fine degli anni Ottanta, quando nasce e si diffonde una nuova religione destinata a cambiare gli equilibri.

Chi è Jordan A. Mun e chi le sta accanto

Si veste i panni di Jordan A. Mun, cacciatrice di taglie interpretata appunto da Tati Gabrielle, vista in The 100 e nella serie televisiva di The Last of Us. Jordan precipita su Sempiria, pianeta lontanissimo che un tempo era il centro nevralgico di quella fede e che ormai da circa 600 anni non ha più alcun contatto con il resto dell’universo. Tutti quelli che ci sono andati per capirci qualcosa sono spariti nel nulla. La protagonista dovrà ricostruire cosa sia successo mentre cerca di sopravvivere in un posto che la taglia fuori da qualsiasi possibilità di aiuto. Druckmann ha spiegato che solitudine e scoperta sono i due sentimenti che lo studio vuole far provare a chi gioca.

Il cast confermato è piuttosto ricco. Halley Gross interpreta AJ, la referente di Jordan, mentre Kumail Nanjiani veste i panni di Colin Graves. Con lui ci sono Tony Dalton e Stephen A. Chang, già Jesse in The Last of Us Part II, tutti membri di un gruppo rivale chiamato Five Aces che Jordan sta dando la caccia. C’è anche Merle Dandridge, la Marlene di The Last of Us, la cui presenza è emersa dalle foto di motion capture condivise da Druckmann a marzo 2026. Ad agosto 2026 è arrivata poi la conferma di Robin Atkin Downes, collaboratore di lunga data dello studio dai tempi di Uncharted 2, anche se il suo personaggio resta segreto. Nel gruppo figurano pure Troy Baker e Jeffrey Pierce, ruoli non ancora rivelati.

Il gameplay rimane un mistero quasi totale

Sul fronte delle meccaniche, Naughty Dog continua a tenere la bocca cucita. Druckmann si è limitato a promettere il gameplay più profondo mai realizzato dallo studio, costruito raccogliendo le lezioni delle serie precedenti ma spingendosi oltre qualunque cosa sia stata tentata finora. Lo ha anche definito il progetto più ampio nella storia dell’etichetta.

Qualche novità potrebbe arrivare entro fine anno, magari attraverso uno State of Play oppure con un trailer ai The Game Awards. L’attesa per un nuovo gioco firmato Naughty Dog dura ormai da parecchio, complice anche la cancellazione di The Last of Us Online alla fine del 2023, quando lo studio si rese conto di non voler sostenere per anni un titolo live service.

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