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Chi segue da abbastanza tempo le vicende dell’industria dei videogiochi avrà avuto un piccolo brivido di déjà vu leggendo le ultime mosse di PlayStation, che dopo aver annunciato la fine dei dischi fisici ora si butta sulla televisione in diretta. Due scelte che, messe una accanto all’altra, ricordano parecchio il periodo peggiore della storia recente di Xbox, quel 2013 che ancora oggi viene tirato in ballo ogni volta che una console sembra dimenticarsi del motivo per cui esiste.
L’aggiornamento arrivato su PS5 introduce nella scheda dedicata ai contenuti multimediali una nuova app chiamata “Live TV on PS5”, per ora attiva sulle console statunitensi. L’interfaccia è quella classica dei servizi che imitano la vecchia televisione via cavo, con un lungo elenco di canali da sfogliare e sintonizzare. La promessa è un catalogo che mette insieme film, serie televisive, anime, dirette sportive e altro ancora. Nella presentazione vengono citati titoli come Naruto, Sailor Moon, Community e The Walking Dead, quindi roba parecchio eterogenea, pensata più per il consumo passivo che per l’appuntamento fisso.
Un’aggiunta sensata che però arriva nel momento sbagliato
Il paragone più immediato è con i canali tematici che si trovano ormai da anni su Roku e su dispositivi simili. Va detto che, presa da sola, si tratta di una funzione tutt’altro che fastidiosa e anzi rappresenta un valore aggiunto per chi possiede una console. Nessuno compra una macchina da gioco per rivedere le repliche di Community, ma avere l’opzione di lasciare qualcosa acceso in sottofondo nel pomeriggio non guasta. Il problema, come spesso accade, non è la funzione in sé ma il contesto in cui viene calata.
Sotto il trailer della novità i commenti si somigliano tutti e vanno in una sola direzione, tra chi scrive che sembra di essere tornati ai tempi di Xbox One e chi tira in ballo direttamente Don Mattrick. Il riferimento è preciso, perché quando Xbox One venne svelata nel 2013 non fu presentata come una console da gioco ma come una scatola tuttofare per l’intrattenimento domestico, una specie di videoregistratore digitale potenziato che avrebbe dovuto integrarsi con gli abbonamenti alla televisione via cavo.
Il fantasma del 2013 e il nodo dei dischi
Quell’impostazione, guidata proprio dal dirigente Don Mattrick, contribuì a costruire l’impressione che il marchio stesse voltando le spalle al pubblico che avrebbe dovuto servire. Poi arrivò la polemica sul DRM sempre connesso, quella gestione dei diritti digitali che richiedeva una connessione costante, e Sony fu tra le prime a divertirsi alle spalle della concorrenza insieme a tutto il resto del settore. Alla fine Microsoft fece marcia indietro sul DRM e la parte televisiva si ridusse a una nota a piè di pagina, ma il danno d’immagine fu tale che Xbox non si è mai davvero ripresa.
Oggi il quadro è diverso e va riconosciuto. Le abitudini di acquisto si sono spostate quasi tutte sul digitale e usare una console come lettore per i servizi di streaming è la normalità, non un’eccentricità. Solo che una cattiva figura resta una cattiva figura in qualsiasi epoca, e la decisione di Sony di chiudere con i dischi fisici ha innescato una polemica che non accenna a spegnersi.
Se questa scelta finirà per pesare davvero sui conti dell’azienda è un’altra questione, difficile da misurare adesso. Quello che si può dire con una certa sicurezza è che, sul piano della percezione pubblica, PlayStation sta collezionando una serie di mosse impopolari nel giro di pochissimo tempo, e l’arrivo della televisione in diretta sulla console arriva esattamente quando il malumore era già alto.










