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Mazda, rivoluzione sui grandi SUV: cambia tutto su CX-60 e CX-90

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Un ripensamento profondo attende i grandi SUV di Mazda, quei quattro modelli costruiti sulla piattaforma Large che avrebbero dovuto trainare la scalata della casa giapponese verso il segmento premium e che invece, numeri alla mano, hanno mancato l’obiettivo. Il presidente e amministratore delegato Masahiro Moro ha parlato di modifiche a carrozzeria, abitacolo e motori su una scala mai vista prima, il che è ben diverso dal solito restyling di metà carriera fatto di paraurti nuovi e cerchi ridisegnati.

Il quartetto in questione è composto da CX-60, CX-70, CX-80 e CX-90. Sono le vetture nate dal grande investimento del marchio su un’architettura a trazione posteriore e sui sei cilindri in linea, una scelta tecnica che ha entusiasmato gli appassionati ma che non ha prodotto i volumi sperati. Nell’anno fiscale 2025 le quattro sport utility hanno totalizzato 150.637 unità vendute nel mondo, contro un obiettivo fissato a 200.000. Un divario che pesa, soprattutto considerando che oltre la metà di questi veicoli finisce sulle strade degli Stati Uniti.

Cosa cambia davvero sui quattro SUV giapponesi

Le parole di Moro, raccolte in un’intervista a un quotidiano giapponese, lasciano intendere un intervento a tutto campo. “Apporteremo modifiche a esterni, interni e powertrain, con aggiornamenti di una portata senza precedenti” ha dichiarato il numero uno di Mazda. Il dettaglio più curioso resta proprio quello legato alle motorizzazioni, perché la nuova tecnologia Skyactiv-Z su cui l’azienda sta lavorando non rimarrà confinata al quattro cilindri. Tradotto in pratica, significa una gamma di propulsori potenzialmente più competitiva in un mercato dove le ibride ormai fanno la parte del leone.

Nulla di ufficiale, per ora, su quali soluzioni tecniche finiranno sotto i cofani. Ma il linguaggio usato dal vertice aziendale suggerisce qualcosa di parecchio più corposo di un ritocco estetico. Anche perché il gruppo non ha alcuna intenzione di rinunciare alle proprie ambizioni da marchio aspirazionale, anzi sembra volerci puntare con ancora più decisione di prima.

L’obiettivo dichiarato è farne vere ammiraglie

“Svilupperemo questi modelli fino a renderli prodotti che le persone riconosceranno come le ammiraglie di Mazda” ha aggiunto Moro. “Ci vorrà tempo, ma ci riusciremo di sicuro.” Una dichiarazione che dice molto sullo stato d’animo interno all’azienda, consapevole che il posizionamento premium richiede coerenza e pazienza, non solo motori grossi e listini più alti.

Sul fronte finanziario la posizione è stata chiarita anche dal direttore finanziario Jeffrey Guyton, che nelle scorse settimane ha ammesso la necessità di far crescere il business, con un’attenzione particolare al mercato americano. Guyton ha confermato che diversi miglioramenti di prodotto sono già in fase di sviluppo, senza però entrare nei dettagli.

Le tempistiche dell’operazione non sono state comunicate ed è del tutto plausibile che i quattro SUV non ricevano gli aggiornamenti nello stesso momento. Le età anagrafiche sono diverse: CX-60 è il più anziano del gruppo, presentato nel 2022, mentre CX-70 è arrivato in Nord America soltanto nel 2024. Una scalettatura naturale che potrebbe riflettersi nell’ordine degli interventi.

Resta il fatto che la piattaforma Large rappresenta l’investimento più ambizioso degli ultimi anni per il costruttore di Hiroshima, e i risultati commerciali finora non hanno ripagato lo sforzo. La reazione, almeno nelle intenzioni annunciate, non passa da un ridimensionamento del progetto ma da un suo rilancio. Design rivisto, abitacoli aggiornati e una gamma motori ripensata sono le tre leve su cui Mazda ha deciso di agire per convincere i clienti che CX-90 e compagni meritano davvero il titolo di ammiraglie del marchio.

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