Il presidente di OpenAI Greg Brockman ha ammesso senza troppi giri di parole che la nuova versione dell’app desktop di ChatGPT è, testuali parole, “un po’ un pasticcio”. Lo ha detto durante una lunga intervista con Joanna Stern, dove ha anche anticipato dove vuole arrivare l’azienda. Un’interfaccia pulita, senza schede che confondono gli utenti.
L’intervista, pubblicata sul nuovo canale YouTube di Stern chiamato New Things, tocca parecchi temi caldi. Si parla del nuovo ChatGPT Voice, delle ambizioni hardware di OpenAI, della causa legale con Apple e persino dell’attacco informatico subito da Hugging Face. Ma il momento più interessante arriva quando la conversazione scivola sulle scelte fatte con l’app desktop.
Cosa è andato storto con l’app desktop di ChatGPT
Qualche tempo fa OpenAI aveva deciso di unire le app desktop di ChatGPT e Codex, introducendo allo stesso tempo Work, una nuova modalità agentica pensata per far lavorare l’assistente in autonomia. Il risultato però ha spiazzato non pochi utenti. Chi voleva semplicemente continuare a usare ChatGPT come sempre si ritrovava a cercare la cronologia delle chat senza trovarla, con un’interfaccia che sembrava fatta apposta per confondere.
L’azienda è poi corsa ai ripari con un aggiornamento. Sono spuntate due schede separate in alto, una per Work e una per Chat, insieme a un menù a tendina nel pannello di sinistra per passare da ChatGPT a Codex. Le cose sono migliorate, certo, ma l’app resta comunque un po’ macchinosa da navigare.
Quando Stern glielo ha fatto notare, Brockman non si è nascosto. Ha ammesso che la nuova interfaccia “è un po’ un pasticcio” e ha spiegato che si tratta di un “progresso incrementale verso il futuro”. Un futuro in cui la scheda Work sparirà del tutto e le sue funzioni si fonderanno naturalmente dentro ChatGPT.
Le parole di Brockman sono state chiare. L’obiettivo era arrivare a zero schede, ma il metodo scelto è quello del rilascio graduale. Mettere il prodotto nelle mani delle persone, raccogliere i feedback, e poi migliorarlo pezzo dopo pezzo. Secondo lui, entro la fine dell’anno la scheda Work non dovrebbe più esistere, perché tutto sarà integrato in modo fluido dentro l’app.
La crescita di Codex e la strategia dietro le quinte
Nonostante il lancio confuso della fusione tra le app, Brockman sostiene che i numeri stanno dando ragione a OpenAI. Codex sarebbe passato da 5 a 10 milioni di utenti nel giro di pochi giorni. Una crescita niente male, anche se Stern ha subito messo il dito nella piaga chiedendo se quel balzo non fosse semplicemente il frutto dell’aver ficcato Codex dentro l’app di ChatGPT quasi a forza.
Brockman ha ammesso anche questo, ma con una precisazione interessante. Quello era in parte proprio il punto. La sua idea è che ci sia una massa enorme di persone che potrebbe ricavare molto più valore dall’intelligenza artificiale di quanto faccia oggi. Vuole aiutare chi già si appoggia all’IA a spingersi oltre, a fare esperienza diretta degli agenti, portando questi strumenti alla scala del grande pubblico.
Nell’intervista non manca nemmeno un tentativo tutto stile Joanna Stern di infilare ChatGPT Voice dentro la conversazione. E, come è facile immaginare, l’esperimento è andato più o meno come ci si poteva aspettare.


