I chatbot di intelligenza artificiale stanno diventando una sorta di confidente per un numero crescente di ragazzi e giovani adulti, che li interpellano nei momenti di stress, rabbia o tristezza. Un nuovo sondaggio stima che siano circa 8 milioni i giovani che oggi si rivolgono a questi strumenti per cercare un po’ di sollievo emotivo, un dato in aumento rispetto al 2024.
Quando l’algoritmo diventa una spalla su cui appoggiarsi
Non è una novità che le nuove generazioni abbiano un rapporto fluido con la tecnologia, ma il fenomeno descritto da questo sondaggio segna comunque un passaggio interessante. Sempre più spesso, davanti a una giornata storta o a un’ondata di ansia, la prima reazione non è chiamare un amico o aprirsi con un familiare. È digitare qualche riga e affidarsi a un chatbot. Questi assistenti virtuali, sempre disponibili e privi di giudizio, finiscono per occupare uno spazio che fino a poco tempo fa apparteneva quasi esclusivamente alle relazioni umane.
La cifra di 8 milioni di giovani racconta una tendenza che cresce. Rispetto ai numeri registrati nel 2024, l’aumento c’è ed è significativo. Una parte di questi ragazzi usa l’intelligenza artificiale proprio nei momenti più delicati, quando lo stress diventa pesante o la rabbia prende il sopravvento. Non parliamo necessariamente di un sostituto del terapeuta, ma di un appiglio immediato, accessibile e gratuito, che molti scelgono semplicemente perché c’è e risponde subito.
Un fenomeno in espansione tra ragazzi e giovani adulti
Quello che emerge è uno spaccato della salute mentale dei più giovani che merita attenzione. La facilità d’accesso è probabilmente il motore di tutto. Un’app sullo smartphone non chiede appuntamenti, non costa, non fa domande imbarazzanti. E così, davanti a un momento di tristezza, il riflesso diventa quello di scrivere a una macchina che ascolta e risponde a qualunque ora.
Il sondaggio fotografa una realtà che va oltre la semplice curiosità verso le novità tecnologiche. Per molti di questi giovani adulti, il ricorso ai chatbot nei momenti difficili è diventato un gesto abituale, qualcosa a cui si torna quando la mente è affollata di pensieri pesanti. La crescita rispetto all’anno precedente suggerisce che non si tratta di una moda passeggera, ma di un’abitudine che si sta radicando.
L’aumento dei numeri rispetto al 2024 dice molto su come questa generazione gestisce le proprie emozioni. Lo stress, la rabbia, la tristezza: sentimenti universali che oggi trovano un nuovo interlocutore digitale. Parliamo di milioni di persone, e non di casi isolati. Una platea ampia che ha scelto di affidare, almeno in parte, il proprio benessere emotivo a strumenti basati sull’intelligenza artificiale.


