I clic dei capodogli nascondono una complessità che continua a stupire la comunità scientifica. Un nuovo studio condotto dai ricercatori del Progetto Ceti, organizzazione no profit statunitense dedicata allo studio della comunicazione dei cetacei, ha rivelato che la cosiddetta “coda”, cioè una serie unica di clic che funziona come una sorta di schema vocale, è ancora più elaborata di quanto dimostrato fino ad ora. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences.
Che i cetacei comunicassero in modi sofisticati era un sospetto diffuso da tempo. I clic dei capodogli (Physeter macrocephalus) erano già stati oggetto di analisi approfondite. Uno studio precedente, pubblicato sulla rivista Open Mind e condotto sempre dal Progetto Ceti, aveva mostrato come questi animali emettano suoni in modo straordinariamente simile a come gli esseri umani usano le vocali. Grazie all’uso dell’intelligenza artificiale, era emerso che le code dei clic dei capodogli presentano sfumature sonore paragonabili alla A e alla I umane. Si tratta di proprietà acustiche che possono variare per lunghezza, tempo, frequenza e traiettoria, esattamente come accade nel linguaggio umano. E se nel nostro caso queste variazioni portano significato, è ragionevole ipotizzare che lo stesso possa valere per i capodogli.
Regole strutturali che ricordano il linguaggio umano
Il nuovo studio si è spinto parecchio più in là. I ricercatori hanno analizzato 3.948 code di clic prodotte da 15 esemplari, registrate tra il 2014 e il 2018 nell’ambito del Dominica Sperm Whale Project, nei Caraibi. Sulla base del numero di formanti, ovvero le frequenze caratteristiche presenti nei suoni vocalici, sono stati descritti due diversi tipi di code: le a-codas e le i-codas.
Concentrandosi su cinque proprietà strutturali di queste code, il team ha scoperto qualcosa di notevole. I clic dei capodogli non si limitano a somigliare alle vocali umane dal punto di vista acustico: seguono anche regole strutturali analoghe a quelle osservate nel linguaggio umano. Per dare un’idea concreta, le a-codas tendono a essere più lunghe delle i-codas, mentre la durata delle i-codas mostra una distribuzione bimodale, con un contrasto netto tra code brevi e code lunghe.
Un’evoluzione indipendente con analogie impressionanti
Tutte e cinque le proprietà analizzate, in sostanza, “presentano strette analogie con la fonetica e la fonologia delle lingue umane, suggerendo un’evoluzione indipendente“, hanno scritto i ricercatori, guidati da Gašper Beguš. Questo significa che umani e capodogli, pur condividendo un antenato comune nei Boreoeutheria, avrebbero sviluppato in modo separato sistemi di comunicazione con tratti sorprendentemente simili.
“Le vocalizzazioni di coda del capodoglio sono estremamente complesse e rappresentano una delle analogie più strette con la fonologia umana tra tutti i sistemi di comunicazione animale analizzati”, concludono gli autori nello studio. Gli esperti continuano a definirlo “sistema di comunicazione” e non linguaggio vero e proprio, perché il significato preciso dei clic dei capodogli resta ancora sconosciuto. Quel che emerge con forza, però, è che la scienza si trova ormai a un passo dal riuscire a decodificare la sofisticata comunicazione di questi cetacei.