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ByteDance e Hollywood firmano l’intesa sul copyright dell’IA

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Il braccio di ferro tra ByteDance e Hollywood sembra essersi chiuso con una stretta di mano, o meglio con un documento firmato. La Motion Picture Association ha annunciato di aver siglato un memorandum d’intesa con la società madre di TikTok, un accordo che mette nero su bianco un quadro condiviso per proteggere i contenuti dei suoi membri dalle violazioni di copyright generate dai modelli di intelligenza artificiale. Un passaggio che arriva dopo mesi piuttosto tesi, iniziati con una diffida formale e proseguiti con una serie di aggiustamenti tecnici da parte dell’azienda cinese.

L’associazione, che raccoglie colossi come Disney, Paramount e Warner Bros. Discovery, ha parlato di una collaborazione significativa tra le due organizzazioni. Non è una formula di circostanza, considerando da dove si partiva. La stessa MPA ha citato le ultime uscite di ByteDance, ovvero Seedream 5.0 Pro e Seedance 2.5, come esempi dei progressi continui sul fronte della tutela della proprietà intellettuale.

Cosa copre davvero il memorandum firmato con la MPA

Il perimetro dell’accordo è ampio e questo è forse l’aspetto più rilevante. Il memorandum d’intesa non riguarda un singolo prodotto o una singola app, ma si applica a tutti i modelli di intelligenza artificiale sviluppati da ByteDance. Dentro ci finiscono quelli utilizzati su TikTok, quelli della TikTok USDS Joint Venture, oltre a CapCut e Dreamina, due strumenti molto diffusi tra chi monta video e crea contenuti visivi. In pratica significa che le regole concordate valgono tanto per l’editing amatoriale quanto per i sistemi generativi più avanzati. Una scelta che semplifica le cose per gli studi cinematografici, che altrimenti si sarebbero trovati a inseguire ogni singolo servizio con richieste separate. E che, dall’altro lato, permette a ByteDance di presentarsi con una posizione unica invece di gestire trattative frammentate su più tavoli.

Dalla diffida di febbraio all’intesa attuale

Per capire il peso di questo accordo bisogna tornare a febbraio, quando la MPA aveva inviato una lettera di diffida a ByteDance accusando i suoi modelli di intelligenza artificiale di aver utilizzato materiale protetto da copyright senza alcuna autorizzazione. Un’accusa pesante, che colpiva il cuore stesso del modo in cui questi sistemi vengono addestrati.

La risposta dell’azienda non si è fatta attendere troppo. ByteDance ha promesso di rafforzare le protezioni contro l’uso non autorizzato di proprietà intellettuale e di immagini personali, arrivando poi a sospendere il rilascio globale di Seedance 2.0. Una mossa non da poco, perché bloccare la distribuzione internazionale di un modello già pronto ha un costo evidente in termini di competitività. Da lì in avanti il dialogo si è fatto più disteso. Charles Rivkin, amministratore delegato e presidente della MPA, ha parlato di un confronto costruttivo con la società cinese, sottolineando come ByteDance abbia introdotto quelle che ha definito barriere di protezione concrete all’interno dei suoi modelli. Il linguaggio usato dall’associazione, di solito piuttosto guardingo quando si parla di piattaforme tecnologiche, lascia intendere che il lavoro fatto sia stato giudicato serio.

Il fronte aperto con Midjourney

Mentre con ByteDance si è trovata una via d’uscita negoziale, altrove la situazione resta ben diversa. Gli studi di Hollywood sono infatti attualmente in tribunale in una causa contro Midjourney, accusata anch’essa di violazione del copyright. Due approcci opposti allo stesso problema, con l’accordo da una parte e l’aula giudiziaria dall’altra.

La differenza di trattamento racconta bene la strategia dell’industria cinematografica americana in questa fase. Chi si siede al tavolo e mette mano ai propri sistemi ottiene un’intesa, chi invece resta sulle proprie posizioni finisce davanti a un giudice. Per TikTok e per l’intera galassia di app targate ByteDance, la firma del memorandum chiude una vertenza che rischiava di trasformarsi in un contenzioso ben più lungo e costoso.

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