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BYD Blade Battery 2.0: 98,7% dopo 30.000 km in 8 giorni

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La Blade Battery 2.0 di BYD ha chiuso una prova di resistenza piuttosto brutale con un risultato che, sulla carta, sembra quasi troppo bello: 98,7% di capacità residua dopo oltre 350 sessioni di ricarica rapida. Il banco di prova è stato Yangwang U7, la berlina elettrica del marchio di lusso del gruppo, che ha percorso 30.000 chilometri in 8 giorni, 19 ore e 58 minuti. Un numero che vale la pena leggere due volte, perché parliamo di un’auto di serie e non di un mulo da laboratorio.

Yangwang U7 è stata la prima vettura a montare la seconda generazione delle batterie Blade, e in Cina il listino parte da circa 88.000 euro. Non esattamente un’utilitaria, quindi, ma il punto del test non era il posizionamento commerciale quanto la tenuta della cella sotto stress continuo.

Un’auto qualsiasi, presa dal concessionario

Durante la Yangwang U7 Driver’s Conference, la numero uno del marchio Hu Xiaoqing ha voluto togliere ogni dubbio sulla provenienza dell’esemplare usato. Nessun prototipo, nessuna versione speciale, nessuna messa a punto costruita a tavolino per l’occasione. La vettura è stata prelevata direttamente dallo stock di un concessionario, identica a quelle che finiscono nelle mani dei clienti.

Il dettaglio non è una formalità. Nei test di durata è facile far girare esemplari selezionati, con celle scelte e software calibrato per l’evento. Qui invece BYD ha giocato la carta della trasparenza, e il messaggio è chiaro: quello che regge in pista dovrebbe reggere anche in garage.

Le condizioni della prova, poi, non erano affatto morbide. Tutto si è svolto nella zona di Nanning, con temperature medie sopra i 36 gradi e umidità relativa all’80%. L’auto ha viaggiato a velocità costante di 240 km/h con il climatizzatore fissato a 24 gradi, quindi con il pacco batteria sotto pressione sia dal lato trazione sia dal lato raffreddamento. In quel contesto sono state effettuate più di 350 ricariche flash, il tipo di sollecitazione che di solito accelera il degrado. Il risultato finale, come detto, si è fermato a un calo dell’1,3% scarso.

Dietro il numero, dieci milioni di chilometri

Il test dei 30.000 chilometri è solo la parte visibile del lavoro. Lo sviluppo di Yangwang U7 ha impiegato 758 veicoli per un totale di 10,49 milioni di chilometri percorsi prima dell’arrivo sul mercato. Numeri che raccontano un approccio industriale più che una trovata da comunicato stampa.

Il tempismo, va detto, non è casuale. Pechino ha deciso di alzare l’asticella sull’omologazione. Il 21 gennaio 2026 il Ministero dell’Industria e dell’Informazione Tecnologica ha pubblicato l’Annuncio n. 1, che ridisegna le regole d’accesso per i costruttori a partire dal 1° gennaio 2027. Da quella data ogni mezzo tradizionale a benzina o diesel, dalle automobili ai camion fino ai pullman, dovrà superare almeno 30.000 chilometri di test di affidabilità.

Le nuove regole cinesi per elettriche e ibride

Sulla stessa direttrice si muove il Comitato Tecnico Nazionale per la Standardizzazione Automobilistica, che a luglio ha messo in consultazione tre proposte per aggiornare i criteri sui veicoli a nuove energie. L’obiettivo dichiarato è mettere elettriche e termiche sullo stesso piano, senza sconti per nessuno.

Nel dettaglio la proposta prevede 30.000 chilometri obbligatori per le elettriche pure, 30.000 complessivi per le ibride plug in con almeno 10.000 da percorrere a zero emissioni, e la stessa distanza per i mezzi a idrogeno con celle a combustibile, da completare in assetto ibrido. Tradotto: chi vuole vendere in Cina dovrà dimostrare che le sue auto durano, non solo che accelerano bene.

In questo quadro il risultato della Blade Battery di seconda generazione assume un peso diverso. Non è una vetrina fine a se stessa, ma un anticipo di quello che il mercato cinese pretenderà da tutti tra meno di un anno.

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