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Microsoft, data center DataOne: 62 turbine a gas senza permessi

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Nel New Jersey il data center DataOne di Vineland è finito al centro di una raffica di segnalazioni da parte dei residenti, e il quadro che ne esce non è dei più tranquilli: turbine a gas accese senza autorizzazione, un serbatoio di gas naturale liquefatto da 1,5 milioni di galloni costruito senza permessi e rumore notturno che disturba chi abita nel raggio di mezzo miglio. Le proteste vanno avanti da quando i lavori sono partiti, nel 2025, e coinvolgono anche Microsoft, che di quell’impianto è il cliente finale.

Il punto più delicato riguarda l’aria. Secondo la ricostruzione fatta da Stand.earth, nell’area sarebbero state messe in funzione diverse turbine a gas prive di autorizzazione, con emissioni a poca distanza da due scuole della zona. Un dettaglio che i cittadini hanno scoperto quasi per caso, mettendo insieme i pezzi.

Data center DataOne: un cantiere partito prima che qualcuno capisse di cosa si trattava

Matt Williams, presidente del gruppo Sustain South Jersey, ha raccontato che i lavori erano già iniziati prima ancora che Nebius firmasse l’accordo pluriennale per fornire capacità dedicata a Microsoft dal nuovo impianto di Vineland, intesa siglata nell’ottobre 2025. I residenti hanno capito che si trattava di un data center soltanto quando è diventato pubblico il contratto da circa 17 miliardi di euro, quello che garantisce al colosso di Redmond l’accesso a circa 100.000 GPU Nvidia GB300.

Da lì è partito il tam tam. I cittadini hanno cominciato a notare riferimenti al progetto in vari documenti comunali e hanno iniziato a fare domande all’amministrazione. Il Comune ha convocato un’assemblea pubblica nel gennaio 2026, quindi diversi mesi dopo l’avvio del cantiere. Lo stesso amministratore delegato di DataOne, Charles Antoine Beyney, ha ammesso che quell’incontro avrebbe dovuto essere organizzato molto prima.

Qualche settimana prima dell’assemblea, chi vive entro mezzo miglio dall’area aveva già iniziato a lamentarsi di un rumore costante. Nessuno riusciva a identificarne la fonte, veniva descritto come un ronzio basso, simile a quello di un generatore. Un accertamento successivo ha chiarito il mistero: nel sito erano state installate 62 turbine a gas, con almeno 45 in funzione in qualsiasi momento della giornata. Una situazione che ricorda da vicino quanto accaduto a Memphis, in Tennessee, dove xAI ha schierato 69 turbine a gas naturale senza permesso per alimentare i propri impianti. L’azienda ha poi promesso di rimuoverle, ma lo farà nell’arco di un anno, sostituendole gradualmente con una centrale interna da 1,2 GW.

Acqua, allagamenti e falde: l’altro fronte della protesta

Non c’è solo l’aria. Sul tavolo ci sono anche dubbi sul sistema di gestione delle acque meteoriche, che secondo le segnalazioni non rispetterebbe le regole statali. Una verifica tecnica indipendente ha messo nero su bianco che, senza correzioni, il rischio è quello di allagamenti dentro e fuori dall’area, un pericolo tutt’altro che teorico vista l’estensione del sito, 55 acri. Gli stessi tecnici hanno segnalato che il progetto avrebbe sottostimato la ricarica annuale della falda di almeno 20 milioni di galloni all’anno, con possibili conseguenze sui livelli dell’acquifero e sulla quantità e qualità dell’acqua disponibile per chi abita nei dintorni.

Nathan Taft, senior campaigner di Stand.earth, è stato durissimo: l’episodio, ha detto, dovrebbe far cadere l’idea che Microsoft sia un “buon vicino” o comunque più responsabile delle altre grandi aziende tecnologiche. La sua accusa è che l’azienda stia seguendo lo stesso copione di Elon Musk, cioè fare il danno prima e chiedere il permesso dopo.

Taft riconosce che Microsoft non possiede né gestisce direttamente l’impianto di Vineland, ma sostiene che qualcosa debba comunque farla muovere, visto che è stata lei a contrattualizzare Nebius per la potenza di calcolo che ha portato alla costruzione del data center. Il paragone che usa è quello di un appaltatore che combina disastri nella proprietà del vicino di un cliente. Le azioni di DataOne, aggiunge, contraddicono apertamente gli impegni presi da Microsoft nel gennaio 2026 sul rapporto con le comunità locali. “Gli sviluppatori hanno agito con la logica del fai prima, paga la multa e chiedi scusa dopo”, riassume Williams.

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