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Via Lattea, scoperta la fusione galattica più antica di sempre

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La Via Lattea ha divorato una galassia molto più piccola circa 12 miliardi di anni fa, e solo adesso qualcuno è riuscito a trovarne la traccia. È il risultato a cui è arrivato un gruppo di astronomi che lavora al progetto ARMA, e che con ogni probabilità ha messo le mani sulla cicatrice della più antica fusione galattica mai identificata nella storia della nostra casa cosmica. Un dettaglio non da poco, considerando che all’epoca l’Universo aveva meno di due miliardi di anni alle spalle.

Il punto è che ricostruire l’infanzia della galassia in cui viviamo è un lavoro complicato per una ragione quasi paradossale. Crescendo, la Via Lattea ha inglobato galassie minori, mescolando le loro stelle e la loro materia alle proprie. Ha cioè cancellato con le proprie mani buona parte delle prove sulle sue origini. Una specie di autobiografia riscritta talmente tante volte da rendere illeggibili le prime pagine.

Il limite dei 10 miliardi di anni e come è stato superato

Fino a oggi il racconto più affidabile si fermava intorno ai 10 miliardi di anni fa, e il riferimento obbligato era Gaia-Enceladus, una galassia nana assorbita dalla Via Lattea quando questa era ancora giovane. Quel nome, per chi si occupa di archeologia galattica, è una specie di pietra miliare, il punto oltre il quale diventava difficile spingersi con una qualche precisione.

La nuova scoperta sposta l’orologio indietro di circa 1,8 miliardi di anni. Non è un ritocco marginale. Significa entrare in una fase della formazione galattica praticamente inesplorata, quella in cui le strutture cosmiche stavano ancora prendendo forma e le collisioni tra galassie erano il meccanismo principale di crescita. Più che una tappa in più nella cronologia, è l’apertura di un capitolo che finora era rimasto quasi bianco.

Perché quelle stelle raccontano ancora qualcosa

Il motivo per cui una fusione galattica tanto antica può ancora essere individuata sta nel fatto che qualche traccia, nonostante tutto, è sopravvissuta. Le stelle catturate durante quegli eventi non spariscono, si mescolano, si ridistribuiscono, ma conservano caratteristiche che le distinguono da quelle nate dentro la Via Lattea. Riconoscerle è un lavoro paziente, fatto di misure e confronti, non certo di intuizioni fulminanti.

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