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Cambiare il nome del telefono è una di quelle operazioni che nessuno considera finché non si ritrova davanti a una lista di dispositivi vicini tutti identici, tre “iPhone” e due “Galaxy” senza il minimo indizio su quale sia il proprio. Succede quando si compra uno smartphone nuovo, quando lo si ripristina oppure quando in famiglia girano più modelli uguali. Quel testo, va detto, non è l’indirizzo Bluetooth che identifica in modo univoco l’apparecchio, è soltanto un’etichetta visibile e modificabile che serve a riconoscere il telefono quando lo si accoppia con l’auto, con un computer o con un paio di cuffie.
Android e iPhone gestiscono la cosa in modi diversi. Apple usa un nome generale valido per parecchi servizi, mentre su Android il produttore può tenere separati il nome del telefono, quello del Bluetooth e quello della rete WiFi condivisa. Dopo aver salvato, quindi, vale la pena controllare il risultato funzione per funzione.
Su Android il percorso dipende dalla marca
Su un Google Pixel il percorso è Impostazioni, poi Dispositivi connessi, Preferenze di connessione, Bluetooth e infine Nome del dispositivo. Il Bluetooth deve essere attivo, si scrive la nuova etichetta e si tocca Rinomina. Cercando di nuovo il telefono da un altro apparecchio, dovrebbe comparire con il testo scelto.
Sui Samsung Galaxy più recenti si apre Impostazioni, poi Informazioni sul telefono, e si tocca Modifica accanto al nome. In alcune versioni di One UI il comando compare invece come Nome del dispositivo, sempre in quella stessa sezione. Xiaomi, Motorola e altri marchi spostano il menu tra Info sul telefono, Bluetooth e Connessione e condivisione. Quando non salta all’occhio, basta scrivere “nome del dispositivo” nel campo di ricerca delle Impostazioni per arrivarci in un attimo.
Discorso diverso per gli accessori già abbinati. Se si rinominano delle cuffie dal menu Bluetooth, si cambia soltanto il modo in cui quel telefono le identifica. Non si sta toccando il nome dello smartphone e nemmeno, necessariamente, quello che vedrà un’altra persona dal proprio dispositivo.
Quick Share ha le sue regole di visibilità
Il nome torna utile soprattutto quando si invia una foto e sullo schermo spuntano diversi telefoni nelle vicinanze. Quick Share può mostrare l’etichetta del dispositivo, ma applica anche controlli di visibilità propri.
Dalle Impostazioni si cerca Quick Share e si entra in Chi può condividere contenuti con te, scegliendo tra i propri dispositivi, i contatti oppure chiunque per dieci minuti. Non serve lasciare il telefono esposto in permanenza: l’opzione temporanea permette di farsi trovare durante l’invio e poi ripristina la selezione precedente. Una precauzione semplice, tanto più che AirDrop e Quick Share dipendono proprio da impostazioni di visibilità che conviene rivedere ogni tanto.
Su iPhone un solo nome vale quasi ovunque
Apple concentra tutto in Impostazioni, poi Generali, Info e Nome. Toccando il campo si cancella l’etichetta attuale, si scrive quella nuova e si esce dal menu. Quel nome è quello che iPhone usa su iCloud, AirDrop, Bluetooth, computer e hotspot personale.
L’ultimo punto ha un effetto piuttosto evidente. Condividendo la connessione dal telefono, la rete WiFi compare con il nome del dispositivo. Passando da “iPhone di Manuel” a “Telefono blu”, anche l’hotspot personale diventerà “Telefono blu”. La password, invece, resta quella di prima.
Molti Android permettono di assegnare un SSID indipendente alla zona WiFi. Il percorso di solito si trova in Impostazioni, poi Reti e Internet oppure Connessioni, quindi Hotspot WiFi, anche se la dicitura esatta cambia da marca a marca. Lì si può modificare il nome della rete senza toccare l’etichetta Bluetooth del telefono. Una distinzione comoda quando serve un nome discreto per condividere i dati e uno più riconoscibile da ritrovare in auto.
Un’ultima accortezza riguarda cosa scrivere. Meglio evitare cognomi, numeri di telefono o indirizzi email. Diciture come “Pixel ufficio” o “Galaxy blu” bastano a distinguere l’apparecchio senza mettere in piazza informazioni personali ogni volta che Bluetooth, Quick Share o una rete WiFi mostrano il telefono a chi si trova nei paraggi.










