C’è una data che i venditori devono segnare in rosso sul calendario. Il bonus elettrodomestici sta per chiudere definitivamente i battenti, e chi ha aderito alla misura ha davanti pochissimo tempo per mettersi in regola con i conti. Un decreto direttoriale ha fissato il termine ultimo per richiedere i rimborsi dei voucher alle 23:59 del 4 settembre. Superata quella soglia, la pratica finisce in archivio e non ci sarà più modo di recuperare le somme anticipate ai clienti.
La logica è semplice. Gli esercenti, durante il periodo di validità dell’incentivo, hanno praticamente fatto da tramite. Hanno applicato lo sconto direttamente in cassa a chi acquistava, anticipando di fatto la cifra prevista dal voucher. Ora tocca allo Stato restituire quel denaro, ma solo a chi presenta la richiesta entro la scadenza. Chi si dimentica o arriva in ritardo rischia di rimanere con il cerino in mano, senza possibilità di appello.
Come funzionava lo sconto sulla rottamazione
Vale la pena ricordare i contorni di questa agevolazione, che ha fatto parlare parecchio nei mesi scorsi. Nelle intenzioni, secondo quanto scritto nel decreto, l’obiettivo era duplice. Da un lato sostenere la competitività del sistema produttivo industriale e i livelli occupazionali collegati. Dall’altro spingere sull’efficienza energetica dentro le case, tagliando i consumi grazie alla sostituzione dei grandi elettrodomestici e favorendo il corretto smaltimento degli apparecchi vecchi tramite il riciclo.
In concreto, il meccanismo prevedeva uno sconto del 30 per cento per chi rottamava un vecchio apparecchio acquistandone uno nuovo. La condizione era che il prodotto fosse fabbricato in Europa, più efficiente e quindi meno inquinante rispetto a quello mandato in pensione. Non un dettaglio da poco, considerando quanto pesano sulla bolletta i modelli datati che consumano più del dovuto.
Sul fronte delle cifre, il tetto per ogni singolo voucher cambiava in base alla situazione economica del richiedente. Le famiglie con Isee fino a 25mila euro potevano arrivare fino a 200 euro di sconto. Per tutte le altre il massimo si fermava a 100 euro. Una differenza pensata per dare una mano più concreta ai nuclei con redditi più bassi, che spesso rinviano gli acquisti proprio per motivi di budget.
Quali elettrodomestici rientravano nella misura
La platea dei prodotti coperti era abbastanza ampia e riguardava il cosiddetto bianco, ossia i grandi elettrodomestici da cucina e da lavaggio. Nell’elenco figuravano lavatrici, frigoriferi, forni, piani cottura e lavastoviglie. Insomma, gli apparecchi che in una casa lavorano di più e che, quando sono vecchi, tendono a divorare energia senza che nessuno se ne accorga davvero fino a fine mese.
Con la scadenza del 4 settembre alle porte, il consiglio per i venditori che hanno partecipato è uno solo, cioè non lasciare nulla in sospeso. Le somme anticipate ai clienti restano recuperabili soltanto entro quel limite, oltre il quale il capitolo del bonus si chiude per sempre e i conti non torneranno più indietro.


